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Mediazione negli Stati membri - Francia

Per risolvere una controversia è possibile ricorrere alla mediazione, anziché agire in giudizio. La mediazione è una soluzione alternativa delle controversie nell’ambito della quale un mediatore assiste le parti nella ricerca di una soluzione per la definizione della lite. In Francia, il governo e gli operatori di giustizia considerano la mediazione uno strumento particolarmente valido.


Chi contattare?

In Francia non esiste un'autorità centrale o statale responsabile della regolamentazione della professione di mediatore e, ad oggi, non ne è prevista la creazione.

Sono presenti alcune organizzazioni non governative nel settore della famiglia.

  • L'Il link si apre in una nuova finestraAPMF (Associazione per la mediazione familiare) nel 2012 contava 700 membri, perlopiù mediatori familiari. Essa redige un elenco dei mediatori, suddiviso per regione, facilmente accessibile.
  • La Il link si apre in una nuova finestraFENAMEF (Federazione nazionale delle Associazioni per la mediazione familiare) nel 2012 contava più di 480 sedi di esercizio della mediazione familiare e fornisce una carta dei servizi di mediazione.

Figurano altresì:

  • il CMAP (Centro di mediazione e di arbitrato di Parigi), che si occupa delle controversie tra (grandi) imprese.
  • L'IEAM (Istituto di perizia, arbitrato e mediazione), che nel 2012 riuniva oltre 100 praticanti mediatori anche giudiziari, nei settori dell'economia e della finanza, giuridico e fiscale, medico, dell'edilizia e dei lavori pubblici, dell'industria, delle materie prime e dei trasporti.
  • La Il link si apre in una nuova finestraFMCML (Federazione dei mediatori e dei coordinatori di progetti), che raggruppa un centinaio di periti immobiliari o industriali la cui attività di mediazione completa l'attività di perito in numerosi settori (edilizia, immobiliare, industria, servizi, commercio, sociale e fiscale, informatico, ambientale, medico e paramedico).
  • La FNCM (Federazione nazionale dei Centri per la mediazione), che nel 2012 raggruppa 79 centri per la mediazione degli ordini forensi, strutturati per regione, Composta perlopiù da avvocati, beneficia del sostegno del CNB e vanta diversi collegamenti con il mondo della giustizia. Il suo sito internet fornisce anche un elenco dei propri membri.
  • L'ANM (Associazione nazionale dei mediatori) costituita nel 1993, raggruppa nel 2012 una ventina di associazioni e circa 300 membri ripartiti in undici delegazioni regionali. Tale associazione ha elaborato un codice nazionale di deontologia del mediatore. Dal sito è possibile scaricare gratuitamente un elenco dei membri che ne fanno parte.

In quali settori è ammissibile e/o più comune il ricorso alla mediazione?

Secondo il diritto francese, le parti possono ricorrere alla mediazione in tutti i settori del diritto poiché la mediazione non lede quello che si definisce "l'ordine pubblico di direzione". Per esempio, non sarà possibile avvalersi della mediazione per aggirare norme imperative in materia di matrimonio o di divorzio.

La mediazione viene soprattutto impiegata nelle cause familiari (giudice competente in materia di diritto di famiglia, tramite l'opera di un mediatore) e nelle piccole controversie (istanze al giudice di prossimità o al giudice unico, tramite l'intervento del conciliatore).

Esistono disposizioni specifiche in materia?

Ricorso alla mediazione

Il ricorso alla mediazione è soggetto al previo consenso delle parti.

Tuttavia, nel momento in cui viene introdotta un'azione dinanzi al tribunale, "il giudice adito può, con il previo consenso delle parti, nominare una terza persona affinché le ascolti e confronti i rispettivi punti di vista per consentire loro di trovare una soluzione alla controversia che le contrappone" (articolo 131-1 del codice di procedura civile).

Il giudice può inoltre imporre alle parti, nel settore ben delimitato della determinazione dell'esercizio della potestà genitoriale o delle misure provvisorie in materia di divorzio, di partecipare a un incontro informativo sulla mediazione, che è gratuito per le parti e che non può costituire oggetto di alcuna sanzione particolare (articoli 255 e 373-2-10 del codice civile).

L'ordinanza n. 2011 -1540 del 16 novembre 2011 ha proceduto alla trasposizione della direttiva 2008/52/CE che istituisce un quadro destinato a favorire la risoluzione amichevole delle controversie mediante l'aiuto di un terzo, il mediatore, estendendo le sue competenze non solo alle mediazioni transfrontaliere, ma anche a quelle interne, salvo eccezioni per le controversie in materia di diritto del lavoro e di diritto amministrativo.

L'ordinanza richiama il principio secondo il quale il giudice adito di una controversia in ogni momento può nominare un mediatore che in pratica può anche essere un conciliatore di giustizia. Tuttavia il giudice non può delegare a un mediatore i tentativi preliminari e di separazione di beni. L'ordinanza indica che il giudice che non ha riscontrato l'accordo delle parti può consigliare loro di rivolgersi a un mediatore per ottenere informazioni sull'oggetto e lo svolgimento della mediazione. Per legge solo i conciliatori di giustizia e i mediatori familiari possono svolgere questa funzione di informazione.

Il decreto n. 2012-66 del 20 gennaio al 2012 adottato in applicazione dell'ordinanza del 16 novembre 2011 introduce nel codice di procedura civile un Libro quinto dedicato alla risoluzione amichevole delle controversie, per precisare le norme applicabili in materia di mediazione e di conciliazione convenzionale, nonché quelle relative alla procedura partecipativa. Questo Libro quinto costituisce il seguito dei titoli VI e VI bis del codice di procedura civile, che si occupano rispettivamente della conciliazione e della mediazione giudiziaria. Inoltre il decreto n. 78-381 del 20 marzo 1978 è stato modificato e riprende solo le disposizioni statutarie relative ai conciliatori di giustizia.

Regolamentazione della mediazione

A livello nazionale non esiste alcun "codice deontologico" dei mediatori.

La Camera di commercio e dell'industria di Parigi ha creato un codice deontologico e ne garantisce la corretta applicazione.

Nel settore del diritto di famiglia, i mediatori familiari fanno riferimento, per la loro adesione diretta o in virtù di quella dell'organismo presso cui sono impiegati, ai codici deontologici delle due associazioni federatrici degli organismi di mediazione familiare, l'Associazione per la mediazione familiare (Il link si apre in una nuova finestraAPMF) e la Federazione nazionale delle Associazioni per la mediazione familiare (Il link si apre in una nuova finestraFENAMEF). Siffatti codici riprendono le "regole deontologiche della mediazione familiare" adottate il 22 aprile 2003 dal CNCMF. In tal modo, secondo quanto contenuto nel suo sito "l'APMF emana il codice di deontologia della professione che contiene i principi etici della pratica professionale e i requisiti per l'esercizio della mediazione familiare in Francia. Esso vale per tutti coloro che praticano tale professione".

La FNCM (Federazione nazionale dei Centri per la mediazione) ha adottato, nel marzo 2008, un "codice di deontologia", basato sul "Codice di condotta europeo per i mediatori".

Informazione e formazione

Non esiste un sito web ufficiale e nazionale relativo alla mediazione.

Attualmente, il diritto positivo francese non prevede alcuna formazione particolare per esercitare la professione di mediatore, ad eccezione del settore familiare. Invero, per questo settore è stato istituito un diploma di mediatore familiare con decreto 2 dicembre 2003 e ordinanza 12 febbraio 2004.

In materia di mediazione familiare, la legge prevede una formazione offerta da enti riconosciuti e un diploma rilasciato dal prefetto della regione, superato il tirocinio o i test di certificazione mediante i quali vengono confermate le conoscenze acquisite. La formazione viene assicurata da centri riconosciuti dalla Direzione regionale degli affari sanitari e sociali (DRASS, Direction régionale des affaires sanitaires et sociales). In questi centri, gli alunni seguono un corso di formazione di 560 ore in tre anni con almeno 70 ore di tirocinio. Al termine del tirocinio il candidato supera delle prove che confermano tale percorso formativo.

Quanto costa la mediazione?

La mediazione stragiudiziale o giudiziaria non è gratuita per le persone che ricorrono a siffatta modalità alternativa di soluzione delle controversie. In materia di mediazione giudiziaria, il compenso del mediatore può rientrare nel patrocinio a spese dello Stato. In ogni caso, essa è fissata dal magistrato preposto alla tassazione dopo l'esecuzione dell'incarico e dietro presentazione di una memoria o di una nota spese (articolo 119 del decreto n. 91-1266, del 19 dicembre 1991).

Il giudice fissa l'importo del deposito e del compenso (articoli131-6 e 131- 3 del codice di procedura civile). In assenza di tariffe definite espressamente dalla legge, il costo unitario delle prestazioni di mediazione familiare è dunque variabile. I servizi che beneficiano di una prestazione di servizio "mediazione familiare" si sono impegnati, nel quadro del protocollo nazionale siglato dal ministero della Giustizia, dal ministero del Lavoro e delle relazioni sociali, della famiglia e della solidarietà, la cassa nazionale per gli assegni familiari e l'istituto di previdenza sociale del settore agricolo, a rispettare un tariffario nazionale variabile secondo i redditi delle parti. Fatta salva la valutazione del giudice, la quota di partecipazione lasciata a carico delle parti per ciascun incontro di mediazione e per persona può variare tra i 5 EUR e i 131,21 EUR.

In ambito familiare, la Cassa nazionale per gli assegni familiari (CNAF, Caisse nationale des allocations familiales) ha attuato una procedura di accordo tra medici ed enti assistenziali statali che consente alle strutture di fruire di una prestazione di mediazione familiare subordinata al rispetto di talune norme.

L'accordo raggiunto in sede di mediazione è esecutivo?

Se il giudice non è adito, l'articolo 1565 del codice di procedura civile prevede che l'accordo cui le parti sono pervenute possa essere sottoposto, per renderlo esecutivo, all'omologazione del giudice che sarebbe stato competente della controversia.

Se la mediazione si inserisce in una procedura giudiziaria, l'articolo 131-12 del codice di procedura civile prevede che il giudice adito proceda all'omologazione, su istanza della parti, dell'accordo che esse gli sottopongono.

L'articolo L.111-3 1° del codice delle procedure civili di esecuzione prevede che costituiscano titoli esecutivi gli accordi frutto della mediazione giudiziaria o extragiudiziaria cui le giurisdizioni giudiziarie o amministrative conferiscono forza esecutiva.


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Ultimo aggiornamento: 13/02/2017