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Successioni - Repubblica ceca

La versione originale in lingua ceco di questa pagina è stata modificata di recente. La versione linguistica visualizzata è attualmente in fase di traduzione.

INDICE

 

Questa scheda è stata preparata in cooperazione con il Il link si apre in una nuova finestraConsiglio del notariato dell'UE (CNUE).

 

1 Come è redatta la disposizione a causa di morte (con testamento, con testamento congiuntivo o con patto successorio)?

Forma generale di redazione di un testamento

Salvo che si tratti di circostanze eccezionali, un testamento deve essere redatto per iscritto. Non è necessario che il testamento sia datato, tranne che in due casi: 1) se il testatore ha redatto più testamenti che appaiono contraddittori e incompatibili; 2) se gli effetti giuridici di un testamento dipendono dal momento materiale in cui questo è stato redatto. La legge ceca non ammette i testamenti congiunti.

Ai sensi della legge ceca in materia di successioni, il testamento può essere redatto in una delle seguenti forme:

a) testamento olografo, scritto e sottoscritto a mano dal testatore;

b) il testatore può anche redigere un testamento senza scriverlo a mano, purché lo sottoscriva in presenza di due testimoni i quali dichiarino che il documento contiene le ultime volontà del testatore. I testimoni firmano il documento e vi allegano la loro dichiarazione testimoniale, unitamente alle informazioni necessarie per identificarli;

c) il documento contenente le disposizioni mortis causa di un testatore non vedente viene redatto in presenza di tre testimoni e viene letto a voce alta da uno dei testimoni che non lo ha scritto. Se il testatore è affetto da un'altra disabilità sensoriale che lo rende incapace di leggere o di scrivere, il contenuto del testamento deve essergli comunicato attraverso un mezzo che possa essere compreso dal testatore e dai testimoni;

d) il testatore può inoltre redigere il proprio testamento sotto forma di atto pubblico notarile.

Testamento redatto in circostanze eccezionali

Sono previste regole speciali per i casi in cui il testamento sia redatto in condizioni estreme, soprattutto in circostanze che mettono in pericolo la vita del testatore.

a) Se, per effetto di circostanze impreviste, esiste un pericolo chiaro e imminente per la vita del testatore o se questo si trova in un posto ove, a causa di una situazione di emergenza (per esempio stato di guerra o calamità naturale), le relazioni sociali siano interrotte al punto tale da impedire la redazione di un testamento in qualsiasi altra forma, il testatore può esprimere la propria volontà oralmente dinanzi a tre testimoni contemporaneamente. Se il testatore rimane in vita, il testamento orale viene dichiarato nullo e privo di effetti dopo che siano trascorse due settimane dalla data in cui è stato redatto.

b) Se esistono validi motivi per ritenere che il testatore muoia prima di poter fare testamento dinanzi a un notaio, le disposizioni testamentarie possono essere registrate dinanzi al sindaco del comune in cui si trova il testatore. Tali disposizioni rimangono valide per tre mesi a decorrere dal momento in cui il testatore è in grado di fare testamento dinanzi a un notaio. Questo tipo di testamento prende il nome di "dorf testament".

c) Le disposizioni testamentarie possono essere raccolte a bordo di un aeromobile o di un'imbarcazione marittima della Repubblica ceca, dalla persona responsabile dell'aeromobile o dell'imbarcazione o da un suo rappresentante, ove esistano seri motivi per ricorrere a tale procedura e alla presenza di due testimoni. Anche il testamento redatto in siffatte circostanze ha un limite di validità di tre mesi.

d) Le ultime volontà di un soldato coinvolto in un conflitto armato possono essere raccolte dal comandante dell'unità o da un altro ufficiale, in presenza di due testimoni. Come nei casi precedenti, questo tipo di testamento rimane valido al massimo per tre mesi.

Patto successorio

Con il patto successorio il testatore che sia maggiorenne e nel pieno della sua capacità giuridica attribuisce la qualità di erede o di legatario all'altra parte contraente o a un terzo. Il testatore non può revocare il patto successorio unilateralmente.

Mediante patto successorio il testatore può disporre di una quota del proprio patrimonio non superiore a tre quarti; una quota pari a un quarto dell'asse ereditario deve rimanere libera, anche se il testatore ne può disporne la destinazione tramite testamento.

Un coniuge può nominare suo erede l'altro coniuge attraverso un patto successorio. Le parti possono concordare che i diritti e gli obblighi costituiti attraverso un patto successorio si estinguano con il divorzio.

Un patto successorio deve essere redatto nella forma di un documento autentico, per esempio, di un atto notarile

2 La disposizione a causa di morte deve essere registrata e, in caso affermativo, in che modo?

Il registro centrale dei testamenti è stato istituito nel 2001. Dal 1° gennaio 2014, in seguito alla ricodificazione generale del diritto privato della Repubblica ceca, detto registro è stato sostituito dal Registro delle disposizioni a causa di morte. Tale registro è costituito da un elenco elettronico privato che viene aggiornato, gestito e amministrato dal Consiglio nazionale del notariato della Repubblica ceca. Le seguenti disposizioni a causa di morte del testatore sono registrate nel Registro delle disposizioni a causa di morte:

a) testamenti, codicilli o patti successori;

b) disposizioni di diseredazione e disposizioni che vietano a un erede legittimo di prendere possesso dell'eredità;

c) disposizioni relative a un accordo di compensazione per una quota ereditaria, salvo che non siano contenute nel testamento;

d) la nomina di un amministratore, a meno che non sia già stato nominato nel testamento;

e) un accordo sulla rinuncia all'eredità;

f) la cancellazione degli atti menzionati nelle precedenti lettere da a) a e).

Qualora un notaio rediga uno dei suddetti documenti sotto forma di atto notarile o abbia ricevuto un tale strumento in forma diversa da un atto notarile e lo debba conservare nel suo repertorio, dovrà trasmettere per via elettronica al suddetto registro i dati relativi a detto strumento e alla persona che lo ha redatto.

Gli atti relativi alle ultime volontà del testatore che non sono redatte sotto forma di atti notarili vengono registrati solo se sono custoditi nel repertorio di un notaio

3 Esistono restrizioni alla libertà di disporre causa di morte (ad esempio: quota di legittima)?

Quote di legittima – informazioni generali

Gli eredi legittimari del testatore sono i parenti in linea discendente. Un erede legittimario che (i) non ha rinunciato al diritto di successione o al diritto alla quota di legittima, (ii) è un erede legittimo e (iii) non è stato effettivamente diseredato, ha diritto a una quota di legittima o alla reintegrazione qualora sia stato parzialmente o interamente omesso dal testatore nelle disposizioni a causa di morte, ossia qualora non riceva, sotto forma di quota ereditaria o legato, un bene il cui valore corrisponda alla sua quota di legittima. Il coniuge superstite ed eventuali familiari in linea ascendente non sono eredi riservatari. I discendenti minori di età devono ricevere almeno una quota equivalente ai tre quarti della loro quota ereditaria; i discendenti adulti devono ricevere un valore pari ad almeno un quarto della loro quota ereditaria. Se il testamento non rispetta tale ripartizione, e se il testatore non ha diseredato un erede riservatario per motivi stabiliti dalla legge, tale erede ha diritto al pagamento di una somma di denaro equivalente alla sua quota di riserva. Se il testatore è vedovo e ha due figli, la quota ereditaria di ciascuno di loro è pari alla metà. Se uno di essi è minorenne, la sua quota di legittima è pari a tre ottavi; per un discendente adulto, la quota di legittima è pari a un ottavo.

Casi speciali

Qualora un legittimario sia (volontariamente) estromesso dal testamento senza essere diseredato, ma abbia compiuto atti che soddisfano i presupposti di legge per la diseredazione, tale estromissione viene considerata come una diseredazione tacita e valida, e in tal caso il discendente non ha diritto a una quota di legittima.

Qualora un legittimario sia estromesso dal testamento per la sola ragione che, quando ha redatto le disposizioni a causa di morte, il testatore non era al corrente della sua esistenza (per esempio, se il testatore pensava che tale discendente fosse morto o non sapeva che una determinata persona era un suo discendente), il legittimario ha diritto alla quota di legittima che gli spetta per legge.

Possibilità di rinunciare al diritto alla quota di legittima

Un legittimario può rinunciare al diritto alla quota di riserva stipulando un accordo formale con il testatore sotto forma di atto notarile. È possibile rinunciare al diritto all'eredità a favore di un terzo con la stessa procedura. La rinuncia a favore di un terzo è valida se quest'ultimo diventa un erede.

La rinuncia anticipata al diritto di successione o la rinuncia al solo diritto alla quota ereditaria, che viene decisa nell'ambito di un accordo con il testatore (ancora in vita) sotto forma di atto notarile, deve essere distinta dal rifiuto della successione o dalla rinuncia alla quota ereditaria (può compiere quest'ultimo atto solo l'erede che non abbia rifiutato la successione). Il rifiuto del diritto di successione o la rinuncia all'eredità possono avvenire soltanto dopo la morte del de cuius.

Altre restrizioni

Nel testamento il testatore può indicare condizioni e termini temporali o disporre che, in seguito alla morte di un erede, la successione passi a un altro erede (sostituzione ordinaria). Tuttavia, tali clausole non possono essere dirette alla vessazione manifesta di un erede o di un legatario attraverso un atto visibilmente arbitrario del testatore e non possono essere visibilmente contrarie all'ordine pubblico.

Benché il testatore non possa imporre all'erede o al legatario la condizione di contrarre o non contrarre matrimonio, ovvero di non sciogliere il matrimonio, egli o ella può nondimeno stabilire che il diritto di una persona conservi i propri effetti fino al momento in cui contragga matrimonio.

Se tutti gli eredi (o gli eredi chiamati alla successione per sostituzione) sono contemporanei del testatore, la linea di successione definita dal testatore nelle disposizioni per causa di morte (a determinate condizioni) non è soggetta a restrizioni. Se, al momento del decesso del testatore, un erede non è più in vita, la linea di successione definita dal de cuius si interrompe quando il primo degli eredi superstiti accetta l'eredità.

I diritti disposti con sostituzione rimangono validi per un periodo massimo di cento anni dalla morte del testatore. Tuttavia, se un erede istituito con sostituzione ordinaria accetta l'eredità dopo la morte di un erede che era contemporaneo del testatore, la sostituzione si interrompe solo quando il primo degli eredi in tale linea di successione accetta l'eredità.

4 In mancanza di disposizioni a causa di morte, chi eredita e in che percentuale?

Qualora il de cuius non abbia fatto testamento, i soggetti che ereditano ai sensi di legge sono divisi in sei categorie. I successibili vengono chiamati a succedere per gradi, in funzione della loro prossimità con il de cuius. Gli eredi di grado più basso escludono gli eredi dei gradi più alti (per esempio, gli eredi di primo grado nella linea di successione ereditano l'intero patrimonio, mentre gli eredi di secondo grado non ereditano). Solo nel caso in cui gli eredi di primo grado non ereditino, l'eredità passa agli eredi di secondo grado. Le quote ereditarie stabilite dalla legge si applicano soltanto nel caso in cui gli eredi non raggiungano un accordo differente dinanzi al giudice. Se il de cuius non ha lasciato disposizioni a causa di morte (un testamento, un patto successorio o un codicillo), oppure se il de cuius lo permetta (ossia non lo abbia vietato) nelle disposizioni mortis causa, gli eredi possono dividersi i beni di comune accordo dinanzi a un giudice.

Categorie di successibili

Tra i successibili di primo grado, i figli e il coniuge del de cuius ereditano in parti uguali. Se il defunto e il coniuge erano sposati in comunione dei beni, il giudice procede anzitutto alla divisione dei beni affinché una porzione spetti al coniuge superstite e l'altra parte (generalmente la metà) rientri nell'asse ereditario. I beni che rientrano nella massa ereditaria sono trasferiti al coniuge e ai figli del de cuius in parti uguali. La quota destinata al coniuge non include i beni acquistati dal coniuge in regime di comunione dei beni. Nella Repubblica ceca il codice civile non opera distinzioni tra figli nati in costanza di matrimonio o al di fuori di esso, figli biologici di un coniuge e figli adottivi.

Se un figlio del de cuius non eredita (per esempio, se rinuncia alla quota ereditaria quando il testatore è ancora in vita, se rinuncia alla successione o se muore prima del testatore), la quota ereditaria spettante al figlio deceduto viene trasferita per rappresentanza ai figli di quest'ultimo in parti uguali. La stessa regola vale per i parenti che sono più lontani in linea discendente.

Se il defunto non era coniugato, ma aveva figli, l'intero suo patrimonio viene ereditato dai figli (o dai parenti in ordine discendente – v. supra). Tuttavia, se il de cuius aveva un coniuge ma non aveva figli, il coniuge non eredita l'intero patrimonio, ma solo una quota, unitamente agli eredi di secondo grado nella linea di successione.

Gli eredi del secondo grado di successione sono il coniuge del cuius, i suoi genitori e le persone che hanno vissuto con il de cuius nella stessa abitazione per almeno un anno prima della sua morte, e che quindi si sono prese cura dell'abitazione comune, o le persone che erano a carico del de cuius. Tutti questi soggetti, tranne il coniuge, ereditano in parti uguali. Al coniuge superstite, tuttavia, spetta almeno la metà dell'eredità. Pertanto, se al de cuius sopravvivono il coniuge ed entrambi i genitori, al coniuge spetta metà dell'eredità e a ciascuno dei genitori un quarto.

Il coniuge e uno qualsiasi dei genitori, nel secondo grado di successione, concorrono per l'intera eredità. Tuttavia, se il de cuius aveva un convivente, ma non un coniuge o i genitori, il convivente non acquisisce l'intera eredità, ma concorre con gli altri eredi di terzo grado.

Nel terzo grado di successione, i fratelli e il convivente del de cuius ereditano in parti uguali. Se uno dei fratelli non eredita, la sua quota spetta ai suoi figli, ossia ai nipoti del defunto (sempre in parti uguali). Ognuno di tali successibili può ereditare l'intero patrimonio.

Se l'eredità non viene trasmessa ai fratelli o ai conviventi del de cuius, nel quarto grado di successione subentrano i nonni del defunto che ereditano in parti uguali.

Qualora nessuno dei nonni erediti, nel quinto grado di successione l'eredità passa ai nonni dei genitori del de cuius (ossia ai bisnonni). I bisnonni di parte paterna ricevono metà dell'eredità, i bisnonni di parte materna l'altra metà. Le coppie di bisnonni si spartiscono l'eredità in parti uguali.

Se un membro di una coppia non eredita, la sua quota di un ottavo passa al coniuge. Se nessun membro della coppia eredita, il quarto spettante a tale coppia passa all'altra coppia dallo stesso ramo della famiglia. Se nessuna coppia eredita, l'eredità ricade sulle coppie dell'altro ramo della famiglia nella stessa proporzione applicata per dividere la metà dell'eredità che spetta loro direttamente.

Infine, nel sesto grado di successione, se nessuno dei summenzionati successibili eredita, l'eredità passa ai discendenti dei figli dei fratelli del de cuius. (ossia ai figli dei/delle nipoti) e ai figli dei nonni del de cuius (zii e zie). Se uno degli zii o delle zie non eredita, la sua quota viene ereditata dai suoi figli (i cugini del de cuius).

Se nessuno eredita, il patrimonio è devoluto allo Stato, che viene trattato come erede

5 Qual è l'autorità competente:

5.1 in materia successoria?

5.2 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione dell'eredità?

5.3 a ricevere una dichiarazione di accettazione o di rinuncia di un legato?

5.4 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione di una quota di legittima?

Il tribunale distrettuale è competente a conoscere delle successioni (compresi gli atti di rinuncia e di accettazione dell'eredità, i legati o le quote di riserva). In osservanza di un calendario di lavoro prestabilito, il giudice incarica un notaio di gestire il procedimento di successione. Quindi, nell'ambito del procedimento, il notaio agisce e prende decisioni per conto del giudice. La legge ceca non permette alle parti di un procedimento di successione di scegliere il notaio.

6 Breve descrizione della procedura per decidere una successione secondo il diritto nazionale (compreso lo scioglimento del patrimonio e la ripartizione degli attivi, con informazione se la procedura è iniziata su istanza di un giudice o d'ufficio da parte di un'altra autorità competente)

I giudici cechi conoscono dei procedimenti in materia successoria se, al momento del decesso, il de cuius risiedeva stabilmente nella Repubblica ceca o se possedeva proprietà immobiliari in tale paese.

Pertanto, tali immobili ricadono nella competenza dei giudici cechi, anche se il de cuius non risiedeva abitualmente nella Repubblica ceca.

Negli altri casi, i giudici cechi si occupano dei procedimenti in materia di successioni, se:

a) i beni sono stati lasciati nella Repubblica ceca da un cittadino ceco che risiedeva abitualmente all'estero e uno degli eredi del defunto che ha la residenza abituale nella Repubblica ceca si rivolge al giudice ceco per aprire la successione; o

b) un altro Stato (la cui autorità sarebbe altrimenti competente a conoscere del procedimento di successione) rifiuta di aprire la successione o non risponde; oppure

c) non esistono rapporti di reciprocità in materia successoria tra lo Stato la cui autorità avrebbe altrimenti la competenza ad aprire la successione e la Repubblica ceca, per esempio, se tale Stato non presenta dinanzi ai giudici cechi i casi relativi all'eredità di testatori che avevano la residenza abituale nella Repubblica ceca e non riconosce gli effetti giuridici delle decisioni dei giudici cechi.

Giurisdizione

Se la competenza ricade su un giudice ceco, l'organo competente a conoscere delle cause di successione è il tribunale distrettuale del luogo di residenza permanente o domicilio del de cuius, come risulta dal sistema di informazione pertinente. In mancanza di un luogo di residenza permanente o domicilio registrato, è competente il tribunale distrettuale del luogo della dimora effettiva del defunto (ove l'indirizzo sia noto). Qualora tale luogo non possa essere identificato, è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui il de cuius è stato presente.

Se il defunto non risiedeva nella Repubblica ceca, è competente il tribunale distrettuale del luogo in cui è situato l'immobile del defunto. Se quest'ultimo non possedeva immobili nella Repubblica ceca (e qualora il foro competente non possa essere determinato in base a nessuno dei metodi suindicati), è competente il tribunale distrettuale del luogo in cui il de cuius è deceduto (ossia, del luogo in cui è stato trovato il corpo).

Apertura della successione nella Repubblica ceca

Il giudice apre la successione d'ufficio, non appena viene a conoscenza del decesso di una persona. Le morti sono comunicate al giudice competente dal cancelliere. Tuttavia, il giudice può venire a conoscenza di un decesso in altro modo, ad esempio attraverso la polizia, una struttura sanitaria o gli eredi.

Il giudice apre il procedimento di successione anche su richiesta di chiunque vanti un diritto su un immobile in qualità di erede. Qualora il giudice concluda che non è competente per territorio, rinvia la causa al giudice competente. Le cause in materia successoria possono essere deferite a un altro organo giurisdizionale anche nelle situazioni in cui ciò risulti opportuno, per esempio, perché gli eredi del defunto risiedono in un'altra giurisdizione.

Procedimento

Anzitutto, nella fase istruttoria, il giudice raccoglie informazioni sul defunto, sugli attivi e i passivi di quest'ultimo, sul gruppo degli eredi e sull'eventuale presenza di un testamento o di altra disposizione a causa di morte. Il giudice normalmente ricava tali informazioni dagli archivi dello stato civile, dal registro degli atti di morte, dall'archivio dei documenti relativi ai beni coniugali e, infine, interrogando la persona incaricata delle esequie del defunto.

Ove sia richiesto per legge o per altre ragioni, il giudice adotta misure urgenti per conservare il patrimonio, in particolare, facendo un inventario e sigillando i beni caduti in successione.

Al termine della fase istruttoria, il giudice convoca un'udienza e informa i potenziali eredi del loro diritto di successione e del diritto di chiedere che sia redatto un inventario dei beni caduti in successione. Qualora uno degli eredi lo richieda, il giudice dispone che sia redatto un inventario.

Se il defunto possedeva beni in comunione con il coniuge, il giudice – facendo seguito a una comunicazione delle parti – redige un elenco di tali beni e un elenco delle passività comuni, e determina il valore dell'asse ereditario. I beni contesi dalle parti non vengono presi in considerazione. In questa fase, il coniuge superstite ha la possibilità di concludere con gli eredi un accordo sulla liquidazione dei beni coniugali. Tale accordo stabilisce quali beni rientrano nell'eredità e quali rimangono al coniuge superstite (non è obbligatorio rispettare il principio secondo cui le quote dei coniugi sono uguali). È anche possibile stabilire con un accordo che tutti i beni comuni spettino al coniuge superstite, e che nessuno di tali beni rientri nell'asse ereditario.

L'accordo sulla liquidazione dei beni coniugali tra gli eredi e il coniuge superstite non deve contraddire la legge né le istruzioni impartite dal de cuius nelle disposizioni a causa di morte, altrimenti il giudice non lo approva.

Se il giudice non approva l'accordo sulla liquidazione dei beni coniugali, o in mancanza di tale accordo, il giudice stabilisce la ripartizione dei beni coniugali nel rispetto dei seguenti criteri:

a) le quote dei coniugi del patrimonio da liquidare sono uguali;

b) ciascun coniuge reintegra le risorse sottratte ai beni comuni e utilizzate per il suo patrimonio personale;

c) ciascun coniuge ha il diritto di chiedere un risarcimento per le risorse sottratte al suo patrimonio personale e spese per i beni comuni;

d) prende in considerazione le esigenze di eventuali figli a carico;

e) considera in che misura ogni coniuge si sia preso cura della famiglia, in particolare dei figli e dell'abitazione familiare;

f) tiene conto del contributo di ciascun coniuge all'acquisto e al mantenimento dei beni in comunione.

Dopo aver liquidato i beni comuni, il giudice redige un elenco degli attivi e dei passivi; a tal fine, il giudice si basa principalmente sulle informazioni ottenute dagli eredi e, qualora sia stato chiesto un inventario dell'eredità, si basa su detto inventario. Gli attivi e i passivi controversi non sono presi in considerazione.

Di norma, il giudice stima il valore dei beni oggetto della successione in base alle dichiarazioni concordanti degli eredi. È assai raro che venga richiesto il parere di esperti ai fini di tali valutazioni.

Se il de cuius non ha lasciato disposizioni a causa di morte, gli eredi possono concludere un accordo per dividere l'eredità come meglio credono. Ai sensi di tale accordo, il giudice conferma l'acquisizione dell'eredità da parte degli eredi. In mancanza di un accordo, il giudice conferma la successione secondo le quote previste dalla legge. Se gli eredi ne fanno richiesta, il giudice procede alla divisione dei beni tra gli eredi.

Qualora, nelle disposizioni a causa di morte, il testatore fornisca istruzioni su come dividere l'eredità, il giudice conferma l'acquisizione dell'eredità in base a tali istruzioni. Altrimenti, gli eredi possono accordarsi sulla suddivisione dell'eredità. Ciononostante, gli eredi possono accordarsi sui diversi livelli delle quote in successione solo se tale possibilità è stata espressamente prevista dal testatore.

Se un erede legittimario fa valere il proprio diritto alla quota di riserva, gli altri eredi possono concludere un accordo con il legittimario sulla liquidazione della quota di riserva (un'indennità di buonuscita). Altrimenti deve essere disposto un inventario dei beni in successione per calcolare la quota di riserva.

Prima che venga presa una decisione sull'eredità, si deve dimostrare al giudice che i lasciti esigibili sono stati adempiuti e che gli altri legatari sono stati informati del loro diritto a un lascito.

7 Come e quando si diventa eredi o legatari?

Alla morte del testatore, i suoi eredi sono chiamati alla successione. Salvo che la devoluzione dei beni ereditari non sia differita per volontà del testatore, come da disposizioni a causa di morte ‑ per esempio, qualora sia subordinata a una condizione (l'erede può accettare l'eredità dopo aver conseguito il diploma universitario) o a un'indicazione temporale (alla scadenza di un determinato periodo) ‑, uno o più soggetti ereditano alla morte del testatore. Il giudice decide chi deve ricevere l'eredità in tale modo sulla base dell'esito del procedimento di successione. Se il testatore, nelle proprie disposizioni a causa di morte, posticipa la devoluzione dell'eredità (stabilendo una condizione o un determinato dies a quo), uno o più eredi principali ereditano alla morte del testatore, mentre uno o più eredi successivi ereditano quando viene adempiuta la condizione (la scadenza di un determinato periodo). Il giudice decide in merito al trasferimento dell'eredità dagli eredi principali agli eredi successivi nell'ambito di procedimenti separati.

Le decisioni in materia successoria sono emanate per conto dell'autorità giudiziaria da un notaio incaricato dal tribunale distrettuale di eseguire gli atti nei procedimenti di successione. Quando esegue gli atti di un commissario giudiziale in un procedimento successorio, il notaio, il funzionario di uno studio notarile e il praticante hanno tutti i privilegi di un tribunale come autorità pubblica che amministra la giustizia.

Un legatario acquisisce il diritto a un legato alla morte del testatore e deve essere informato del suo diritto prima della fine del procedimento di successione. I legati esigibili devono essere adempiuti prima della chiusura del procedimento di successione.

Rinuncia al diritto di successione, rinuncia all'eredità, cessione

Al diritto di successione si può rinunciare a priori, stipulando un accordo con il testatore nella forma di atto notarile.

Dopo la morte del testatore, un erede può rinunciare alla successione con un'apposita dichiarazione resa dinanzi al giudice entro un mese dalla data in cui riceve notifica del suo diritto di successione. Un erede residente all'estero può rinunciare alla successione entro tre mesi dalla notifica. Tale termine può essere prorogato per gravi motivi, ma non può essere esteso dopo la sua scadenza (la scadenza non è derogabile). Dopo tale scadenza si considera che l'erede non abbia rinunciato alla successione.

Un legittimario può rinunciare alla successione pur conservando il diritto alla quota di riserva, per esempio, rinunciando ai beni ereditati attraverso le disposizioni mortis causa senza però rinunciare al diritto alla quota di legittima. Sotto alcuni aspetti tale privilegio costituisce un'eccezione alla regola generale secondo cui un erede non può essere dispensato dagli obblighi che gli incombono in forza delle disposizioni a causa di morte, non accettando l'eredità che gli è stata trasmessa dal testatore con le sue ultime volontà, e, al contempo, conservando i suoi diritti in qualità di erede legittimo – la persona nominata erede nelle disposizioni mortis causa può accettare o rinunciare alla successione testamentaria. La dichiarazione di rinuncia o di accettazione non è revocabile.

Non può rinunciare alla successione chi, attraverso le proprie azioni, dimostri chiaramente di non avere l'intenzione di rinunciare, soprattutto alienando beni caduti in successione.

È inoltre possibile cedere il proprio diritto di successione a favore di un altro erede. Un erede legittimario che cede il proprio diritto di successione perde anche il diritto alla quota di riserva; tale decisione produce effetti anche sui parenti in linea discendente. La rinuncia a favore di un altro erede produce effetti se il beneficiario acconsente. Tuttavia, un erede che cede il proprio diritto di successione non è, in virtù di tale atto, sollevato dagli obblighi e dalle incombenze relative ai legati o ad altre misure cui, secondo la volontà del testatore, l'erede debba adempiere personalmente.

8 Gli eredi sono responsabili dei debiti del defunto e, in caso affermativo, a quali condizioni?

Gli eredi possono decidere di esercitare o meno il loro diritto di chiedere la redazione di un inventario dell'eredità. Gli eredi che non chiedono il beneficio d'inventario rispondono di tutti i debiti del defunto. Se più eredi non esercitano il diritto al beneficio d'inventario, essi saranno responsabili in solido. L'erede che non chiede l'inventario risponde in toto dei debiti del de cuius, anche se il giudice redige un elenco dei beni ereditari per altri motivi (per esempio, perché l'inventario è chiesto da un altro erede).

Su richiesta di un erede, il giudice redige un inventario dell'asse ereditario. L'erede che chiede il beneficio d'inventario risponderà dei debiti del defunto solo a concorrenza del valore della quota ereditaria ricevuta. Se più eredi si avvalgono di tale diritto, essi risponderanno in solido dei debiti del defunto, ma ciascuno dovrà rispondere in misura pari al valore della quota ricevuta in eredità.

In taluni casi, il giudice ordina la redazione di un inventario dell'eredità anche in mancanza della richiesta da parte di un erede, principalmente allo scopo di tutelare eredi minorenni o il cui luogo di residenza non sia noto e, altresì, per tutelare i creditori del testatore.

In determinati casi, il giudice può decidere di sostituire l'inventario dell'eredità con un elenco di beni redatto dall'amministratore, oppure con una dichiarazione comune sui beni ereditari redatta e firmata da tutti gli eredi

9 Quali sono i documenti e le informazioni che di solito sono richiesti al fine della registrazione di un bene immobile?

La trascrizione dei diritti nei registri immobiliari è regolata dalla legge n. 256/2013 sui registri immobiliari (legge catastale).

Le seguenti voci vengono inserite nei registri immobiliari:

  • appezzamenti di terreno;
  • edifici cui viene assegnato un numero civico o un numero di riferimento catastale, a meno che non facciano parte di un diritto di superficie o di un diritto di utilizzo del terreno;
  • edifici cui non è stato assegnato un numero civico o un numero di riferimento catastale, a meno che non siano parte di un diritto di superficie o di un diritto di utilizzo del terreno, purché costituiscano la struttura principale del terreno e non siano classificate come "piccole strutture";
  • unità definite in base al codice civile;
  • unità definite in base alla legge n. 72/1994 che disciplina determinati rapporti di comproprietà relativi a edifici e determinati rapporti di proprietà relativi ad appartamenti e locali non destinati ad uso abitativo e che modifica talune leggi (in prosieguo: la "legge sulla proprietà immobiliare"), come modificata.
  • diritti di superficie;
  • opere idrauliche.

I diritti reali acquisiti con l'eredità sono iscritti nei registri immobiliari conformemente a una decisione successoria o atto notorio di successione emesso in uno Stato membro e attraverso un certificato successorio emesso da un giudice o dall'autorità competente di uno Stato membro di origine oppure in base a un certificato successorio europeo (in prosieguo: i "documenti").

Il registro immobiliare del comprensorio in cui si trova l'immobile è competente a svolgere la procedura di trascrizione.

L'immobile deve essere indicato nei documenti presentati ai fini della trascrizione di diritti nel registro degli immobili (la decisione successoria, l'atto notorio e/o il certificato successorio europeo) in conformità dell'articolo 8 della legge n. 256/2013:

  • i terreni vengono identificati attraverso particelle numerate, indicando se siano edificabili o meno, e con il nome del comune catastale in cui sono situati.
  • I terreni soggetti a una procedura di registrazione semplificata sono identificati attraverso il numero di particella figurante nel precedente registro catastale, indicando se si tratta di un numero di particella assegnato dal registro catastale, dal piano d'uso, dallo strumento unico di pianificazione o dal registro immobiliare, nonché in base al nome del comune catastale in cui sono situati.
  • Un edificio che non è classificato come parte di un terreno o di un diritto di superficie viene identificato attraverso il numero di particella del terreno sul quale è stato costruito, il numero civico o il numero di riferimento catastale (se non è stato assegnato alcun numero, viene indicato l'uso dell'edificio) e attraverso il nome del comune al quale appartiene.
  • Un'unità è identificata attraverso la designazione dell'edificio che la delimita o dalla designazione del diritto di uso del terreno o di superficie, qualora l'edificio che la delimita sia classificato come parte di tale terreno, dal numero e dal nome dell'unità e, ove necessario, dall'indicazione che si tratta di un'unità incompleta.
  • Un diritto di superficie viene identificato attraverso il numero della particella catastale, nonché con l'indicazione del carattere edificabile del terreno e con lo stesso nome del comune catastale in cui è stato costituito.
  • Un opera idraulica è identificata attraverso il numero della particella catastale, nonché l'indicazione del carattere edificabile del terreno, dal nome del comune catastale e dalle modalità d'uso.

I documenti presentati per la registrazione dei diritti nel registro immobiliare devono soddisfare i requisiti previsti per la registrazione dei diritti di proprietà; il contenuto di tali documenti deve giustificare la domanda di registrazione di un diritto e tale domanda deve mostrare continuità con le precedenti iscrizioni nel registro immobiliare.

I documenti devono identificare gli eredi o altri beneficiari indicandone il nome, la residenza, il numero d'identificazione personale o la data di nascita (oppure, nel caso di una persona giuridica, il nome, la sede e il numero di registrazione, ove applicabile). Il documento deve indicare le quote in base alle quali ciascun erede acquista diritti di proprietà sui beni immobili e, se del caso, i diritti reali eventualmente costituiti, con i corrispondenti soggetti beneficiari e obbligati. Nei procedimenti di successione, oltre al diritto di proprietà, possono essere costituiti diritti di superficie, servitù, vincoli, anche futuri, e privilegi, diritti di prelazione, diritti di usufrutto futuri, diritti di comproprietà accessori, fondi fiduciari, e divieti di cessione o gravami.

Quando il diritto da trascrivere nel registro immobiliare sulla base del relativo documento riguarda solo una porzione della superficie di terreno, è necessario allegare una mappatura che definisca la porzione di terreno in questione. La mappatura è considerata parte integrante del documento.

9.1 La nomina di un amministratore è obbligatoria o diventa tale solo su richiesta? Se essa è obbligatoria o lo diventa su richiesta, quali sono i necessari adempimenti a tal fine?

Il testatore può nominare un amministratore e/o un esecutore nelle sue disposizioni mortis causa.

Il giudice nomina un amministratore per eseguire le ultime volontà del de cuius su proposta di un erede che non vuole occuparsi personalmente di eseguire il testamento. Tale proposta deve contenere gli elementi generali di un'istanza, ossia, deve indicare chiaramente il giudice al quale viene rivolta, l'autore, l'oggetto e lo scopo della richiesta; deve inoltre essere datata e firmata.

Il giudice può inoltre nominare un amministratore d'ufficio nei seguenti casi:

a) se non è stato nominato un esecutore testamentario, se l'esecutore rifiuta di amministrare i beni dell'eredità o se è manifestamente inadatto ad amministrare tali beni, e qualora gli eredi non siano in grado di amministrare i beni in maniera adeguata;

b) se è necessario redigere un elenco degli attivi dell'eredità;

c) se esistono altri validi motivi per nominare un amministratore; oppure

d) se il precedente amministratore è deceduto, è stato sollevato dall'incarico o ha subito limitazioni della propria capacità mentre persiste la necessità di svolgere tali mansioni.

9.2 Chi può eseguire una disposizione a causa di morte del defunto e/o chi può amministrarne il patrimonio?

L'esecutore (qualora sia nominato dal testatore) è responsabile dell'esatta esecuzione delle ultime volontà del de cuius. Se non viene nominato un amministratore, l'esecutore è altresì responsabile dell'amministrazione dell'asse ereditario.

Se vengono nominati un esecutore e un amministratore, quest'ultimo amministra il patrimonio ereditario secondo le indicazioni dell'esecutore.

Se viene nominato un amministratore ma non un esecutore, questi amministra i beni. Su richiesta di un erede, il giudice può altresì ordinare all'amministratore di vedere le ultime volontà de testatore.

Qualora non vengano nominati né un amministratore né un esecutore, tutti gli eredi sono responsabili dell'amministrazione comune dei beni del defunto. Gli eredi possono anche concordare che solo uno di loro amministri i beni ereditari.

9.3 Quali sono i poteri di un amministratore?

L'amministratore è responsabile unicamente dell'amministrazione dei beni ereditari. Ciò significa che esegue quanto necessario per mantenere tali beni. Ciò facendo, l'amministratore può esercitare i diritti relativi ai beni amministrati. L'amministratore può trasferire beni dell'eredità o utilizzarli come garanzia, ove ciò risponda all'interesse di preservare il valore o la sostanza dei beni amministrati, o usarli quale corrispettivo. Alle stesse condizioni, l'amministratore può cambiare la destinazione dei beni amministrati.

L'amministratore di un'eredità o l'esecutore testamentario può adottare misure che vanno ben oltre l'ambito dell'ordinaria amministrazione, qualora gli eredi glielo consentano. Se gli eredi non raggiungono un accordo o se un erede viene qualificato come persona bisognosa di particolare tutela, è necessaria l'approvazione del giudice.

L'esecutore ha il compito di curare l'esecuzione delle volontà del testatore con la dovuta diligenza. L'esecutore può esercitare tutti i diritti necessari per svolgere i suoi compiti, compreso il diritto di difendere la validità del testamento in giudizio e di eccepire l'incompetenza di un erede o di un legatario, nonché di garantire che le volontà del testatore siano interamente eseguite. Nel testamento, il testatore può stabilire compiti supplementari per l'esecutore.

10 Quali sono i documenti tipicamente emessi secondo il diritto nazionale durante o alla fine del procedimento successorio che provano lo status e i diritti dei beneficiari? Essi hanno specifici effetti probatori?

Il procedimento di successione si chiude con l'emanazione di un'ordinanza che dichiara espressamente i diritti e gli obblighi relativi ai beni ereditari. Le parti hanno il diritto di impugnare tale provvedimento entro 15 giorni dalla sua notifica. La decisione diventa definitiva se non viene presentata impugnazione entro il termine stabilito. La decisione definitiva serve come prova dei diritti e degli obblighi ivi contenuti. L'ordinanza ha lo status giuridico di un atto pubblico.

Prima della chiusura del procedimento successorio, il giudice può emanare una conferma ufficiale dei fatti noti contenuti nel fascicolo. Anche tale dichiarazione costituisce un atto pubblico.


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Ultimo aggiornamento: 23/09/2015