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Informazioni generali - Ungheria

INDICE

 

Questa scheda è stata preparata in cooperazione con il Il link si apre in una nuova finestraConsiglio del notariato dell'UE (CNUE).

 

1 Come è redatta la disposizione a causa di morte (con testamento, con testamento congiuntivo o con patto successorio)?

a) Testamenti

L'ordinamento giuridico ungherese riconosce tre tipi fondamentali di testamento: il testamento pubblico, il testamento privato in forma scritta e (in casi eccezionali) il testamento orale (articolo 7: 13, del codice civile (Polgári Törvénykönyv)).

aa) Il testamento pubblico viene redatto dinanzi ad un notaio. Quando redige un testamento pubblico il notaio applica le norme speciali pertinenti (le disposizioni della legge sul notariato applicabili agli atti notarili).

ab) Il diritto ungherese riconosce tre tipi di testamento privato:

il testamento olografo: tale testamento è formalmente valido qualora sia stato interamente scritto e firmato di mano del testatore (articolo 7:17(1)(a) del codice civile);

testamento scritto da un terzo (testamento allografo): il testamento allografo deve essere firmato dal testatore in presenza di due testimoni oppure, nel caso in cui sia stato previamente firmato, il testatore deve dichiarare che la firma è autentica in presenza di due testimoni. A loro volta i testimoni devono firmare il testamento indicando la loro qualità di testimoni. Il testamento dattiloscritto è sempre considerato allografo, anche se è stato lo stesso testatore a scriverlo (articolo 7:17(1)(b) del codice civile);

testamento privato depositato presso un notaio: per essere considerato formalmente valido, tale testamento deve essere sottoscritto dal testatore (che sia olografo o allografo), e poi depositato personalmente presso uno studio notarile; l'atto deve indicare specificamente che si tratta di un testamento. Un testamento può essere depositato presso un notaio come documento aperto o sigillato (articolo 7:17(1)(c) del codice civile).

Quale ulteriore requisito formale per la validità di tutti e tre i tipi di testamento privato, l'atto deve indicare chiaramente la data in cui è stato redatto.

All'interno della categoria dei testamenti privati esistono norme speciali applicabili ai testamenti che consistono di più fogli separati:

- nel testamento olografo le pagine devono essere numerate in sequenza;

- se il testamento è allografo, non soltanto le pagine devono essere numerate in sequenza, ma ogni pagina deve essere firmata dal testatore e da due testimoni (articolo 7:17(2) del codice civile).

Un testamento scritto può essere redatto soltanto in una lingua che il testatore è in grado di capire e

- di scrivere (nel caso di un testamento olografo); o

- di leggere (nel caso di un testamento allografo).

I testamenti redatti in linguaggio stenografico o con l'uso di simboli o codici diversi dalla normale scrittura sono invalidi (articolo 7:16 del codice civile).

ac) Il testamento orale (c.d. nuncupativo) può essere dettato da una persona che si trova in una situazione eccezionale di pericolo di vita e in cui non sia possibile fare testamento per scritto (articolo 7:20 del codice civile). Perché tale testamento sia valido, il testatore deve esprimere oralmente la sua volontà per intero, alla presenza di due testimoni e in una lingua che essi siano in grado di comprendere – o nel linguaggio dei segni, se il testatore usa tale linguaggio – e contemporaneamente annunciare che tale dichiarazione orale costituisce il suo testamento (articolo 7:21 del codice civile). Il carattere eccezionale del testamento orale è confermato dalla disposizione che ne prevede la caducità nel caso in cui il testatore avrebbe potuto agevolmente fare testamento nei trenta giorni successivi alla cessazione della situazione che aveva giustificato il testamento orale (articolo 7:45 del codice civile).

b) Requisiti formali speciali per il testamento congiuntivo

Il codice civile permette ai coniugi di fare un testamento congiuntivo durante la loro vita coniugale (articolo 7:23 del codice civile).

Si deve osservare che, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, della legge recante disciplina delle unioni civili (legge XXIX del 2009), oltre ai coniugi, anche i partner di un'unione civile possono fare un testamento congiuntivo.

I coniugi (o i partner di un'unione civile) possono redigere il testamento congiuntivo in una delle seguenti forme:

ba) come testamento pubblico (dinanzi ad un notaio);

bb) come testamento olografo: in tale caso, l'atto è interamente scritto e firmato per mano di uno dei testatori, mentre l'altro testatore include nello stesso documento una dichiarazione firmata scritta di suo pugno secondo la quale tale documento contiene anche le sue ultime volontà e disposizioni mortis causa;

bc) come testamento allografo: in tale caso, l'atto viene firmato dai testatori in presenza dell'altro testatore e di due testimoni contemporaneamente o, qualora sia stato firmato in precedenza, ciascun testatore dichiara alla presenza dell'altro testatore e di due testimoni contemporaneamente che la sua firma riportata sul documento è autentica.

Alcune disposizioni speciali si applicano al testamento congiuntivo composto da più pagine separate:

- se il testamento è scritto per mano di uno dei testatori, ciascuna pagina deve essere numerata in sequenza e firmata dall'altro testatore;

- se il testamento è allografo, oltre al requisito della numerazione in sequenza delle pagine, è altresì necessario che ciascuna pagina sia firmata da entrambi i testatori e i testimoni (articolo 7:23(3) del codice civile).

c) Patto successorio

Nel diritto ungherese, un patto successorio è un accordo in cui una delle parti contraenti (il testatore) nomina l'altra parte come suo erede in cambio di un assegno alimentare, di una rendita o della prestazione di cure (articolo 7:48 del codice civile).

Di conseguenza, nel diritto ungherese, un patto successorio è sempre un contratto a titolo oneroso. Con il patto successorio il testatore può nominare erede l'altra parte contraente in relazione all'intero patrimonio, a una parte specifica di esso o a un determinato bene. L'assegno alimentare, la rendita o le cure offerte in controprestazione possono essere a favore del testatore o di un terzo specificato nel contratto. Un patto successorio è una disposizione per causa di morte soltanto rispetto alla dichiarazione contrattuale del testatore, ma non rispetto all'altra parte contraente (la persona che versa gli alimenti, la rendita ovvero presta le cure).

Le disposizioni relative ai testamenti scritti si applicano ai requisiti formali di validità dei patti successori, ad eccezione del fatto che i requisiti formali dei testamenti allografi si applicano anche nel caso in cui tali patti siano scritti a mano da una delle parti (articolo 7:49(1) del codice civile). Di conseguenza, un patto successorio è formalmente valido se:

- viene stipulato con un atto autentico del notaio (analogamente a un testamento pubblico), oppure

- se viene redatto secondo le formalità richieste per il testamento allografo (ossia, la presenza di due testimoni).

Affinché un patto successorio sia valido, sono richiesti il consenso del rappresentante legale e l'approvazione del tutore, qualora la parte che stipula un patto successorio in qualità di testatore sia:

- un minore con capacità giuridica limitata oppure

- un adulto con capacità giuridica parzialmente limitata rispetto alle dichiarazioni giuridiche relative al patrimonio (articolo 7:49(2) del codice civile).

2 La disposizione a causa di morte deve essere registrata e, in caso affermativo, in che modo?

No. La validità delle disposizioni testamentarie non è subordinata all'iscrizione in un apposito registro ufficiale. Tuttavia, qualora sia coinvolto un notaio nella redazione di una disposizione mortis causa, questi provvede d'ufficio ad annotare nel registro nazionale delle successioni (Végrendeletek Országos Nyilvántartása) la redazione di un testamento (ovvero la sua revoca, la modifica o il ritiro di un testamento depositato presso un notaio). Pertanto, sono iscritte nel registro nazionale delle successioni le seguenti disposizioni per causa di morte (ovvero la revoca, la modifica delle stesse o il ritiro di testamenti depositati presso un notaio):

- testamento pubblico (redatto da un notaio con atto autentico);

- testamento privato depositato presso un notaio;

- patto successorio (se redatto da un notaio con atto autentico);

- donazione mortis causa (se costituita con atto pubblico notarile).

Tuttavia, l'omissione di tale registrazione, per una ragione qualsiasi, non inficia la validità del testamento.

3 Esistono restrizioni alla libertà di disporre causa di morte (ad esempio: quota di legittima)?

A norma dell'articolo 7:10 del codice civile, i testatori hanno il diritto di disporre liberamente del loro patrimonio, anche parzialmente, attraverso una disposizione testamentaria.

Pertanto, la libertà testamentaria si estende a tutti i beni del testatore. Sebbene l'ordinamento giuridico ungherese preveda disposizioni statutarie sulla quota di legittima a favore di determinati parenti prossimi (discendenti, coniuge, genitore) del testatore, nel diritto ungherese la quota di legittima è un credito soggetto al diritto delle obbligazioni, che il beneficiario può opporre agli eredi (il termine di prescrizione per l'esercizio del diritto alla legittima è di cinque anni). L'avente diritto alla quota di legittima non diventa un erede, ossia non acquista un diritto reale (in rem) sui beni ereditari, nemmeno qualora faccia valere il proprio diritto nei confronti di un erede.

4 In mancanza di disposizioni a causa di morte, chi eredita e in che percentuale?

In mancanza di una disposizione mortis causa, la devoluzione dell'eredità è regolata dalle norme sulla successione ab intestato. Secondo tale regime di successione, sono chiamati all'eredità i congiunti (discendenti e parenti in linea ascendente o collaterale) nonché il coniuge superstite (o il partner di un'unione civile), in conformità delle disposizioni descritte di seguito.

a)Devoluzione ai congiunti

aa) Devoluzione ai discendenti (articolo 7:55 del codice civile)

Gli eredi legittimi sono prima di tutto i figli del defunto; due o più figli ereditano in parti uguali. Se un figlio (o un discendente di grado più remoto) è escluso dalla successione, i suoi discendenti ereditano in base alle regole sulla rappresentazione, ossia:

- in parti uguali;

- in forma aggregata, la quota che sarebbe spettata al loro ascendente escluso dall'eredità.

Tuttavia, nel determinare la quota dell'eredità spettante ai discendenti del de cuius, occorre considerare anche il cosiddetto obbligo di restituzione delle liberalità a carico dei discendenti (v. il punto e)).

ab) Devoluzione ai genitori e ai loro discendenti (articolo 7:63 del codice civile)

Se il defunto non ha discendenti né un coniuge (o se questi sono stati esclusi dall'eredità), i genitori del defunto ereditano in parti uguali. I discendenti di un genitore escluso ereditano per rappresentazione con le stesse modalità applicabili ai discendenti di un figlio chiamati all'eredità al posto di quest'ultimo (conformemente alle norme sulla rappresentazione). Se un genitore escluso dall'eredità non ha discendenti, o qualora anche il discendente sia escluso dalla successione, eredita l'altro genitore da solo o i suoi discendenti.

ac) Devoluzione ai nonni e ai loro discendenti (articolo 7:63 del codice civile)

Qualora il defunto non abbia discendenti, genitori o discendenti dei genitori né un coniuge (o nel caso in cui questi siano esclusi dalla successione), i nonni del defunto dividono l'eredità in parti uguali. Se i nonni sono esclusi dalla successione, ereditano i discendenti dei nonni per rappresentazione con le stesse modalità applicabili ai discendenti di un genitore escluso chiamati all'eredità al posto di quest'ultimo (secondo le norme in materia di rappresentazione).

Qualora un nonno/una nonna escluso/a dalla successione non abbia discendenti o questi siano, a loro volta, esclusi dalla successione, eredita il coniuge del nonno/della nonna al posto di questo/a o, in mancanza, i suoi discendenti. Se i nonni materni o paterni sono esclusi e non hanno discendenti che possano ereditare per rappresentazione (o se anche i loro discendenti sono esclusi dalla successione), il patrimonio è devoluto interamente ai nonni dell'altra parte o ai loro discendenti.

ad) Devoluzione ai bisnonni e ai loro discendenti (articolo 7:65 del codice civile)

Se non ci sono eredi appartenenti al gruppo dei nonni (o se sono esclusi dalla successione), gli eredi legittimi del defunto sono i suoi bisnonni cui spettano parti uguali dell'eredità. Per rappresentazione di un bisnonno escluso dalla successione, ereditano i suoi discendenti con le stesse modalità applicabili ai discendenti del nonno che ereditano al posto di quest'ultimo (secondo le norme in materia di rappresentazione).

Se un bisnonno escluso dalla successione non ha discendenti (o se il discendente è a sua volta escluso dalla successione), il coniuge del bisnonno eredita al posto di quest'ultimo, e se anche il coniuge è escluso, ereditano i suoi discendenti. Qualora i bisnonni di una sola linea siano esclusi e non abbiano discendenti (o se a loro volta i discendenti sono stati esclusi dalla successione), i bisnonni dell'altra linea dividono l'intera eredità in parti uguali.

ae) La successione ab intestato di parenti più remoti (articolo 7:66 del codice civile)

Se il defunto non ha bisnonni né discendenti dei bisnonni (o se questi sono esclusi dalla successione), i parenti più remoti del de cuius diventano eredi legittimi in parti uguali.

af) Devoluzione allo Stato (articolo 7:74 del codice civile)

In mancanza di eredi legittimi l'eredità è devoluta allo Stato.

Lo Stato è un erede necessario, nel senso che non può rinunciare all'eredità. Tuttavia, sotto altri aspetti, lo Stato ha lo stesso status giuridico degli altri eredi. Nell'ordinamento giuridico ungherese, l'eredità devoluta allo Stato è un'acquisizione regolata dal diritto civile e non dal diritto pubblico.

b) Devoluzione al coniuge (articoli 7:58 – 7:62 del codice civile)

La successione legittima del coniuge superstite è subordinata all'esistenza di un matrimonio legalmente valido con il defunto. Ciononostante, la mera esistenza del vincolo matrimoniale non è sufficiente per conferire al coniuge il diritto alla successione legittima. L'articolo 7:62 del codice civile indica una causa speciale di esclusione che riguarda l'assenza della vita in comune: il coniuge superstite potrebbe non ereditare se i coniugi erano separati al momento di apertura della successione e nel caso in cui le circostanze mostrino chiaramente che non si poteva ragionevolmente attendere una riconciliazione. Detto motivo di esclusione può essere invocato da una persona che, per effetto di tale esclusione, potrebbe accedere all'eredità ovvero essere esentata da obblighi o oneri che le incombono in forza del testamento.

Si deve osservare che le norme regolanti la successione dei coniugi contenute nel codice civile si applicano, con le necessarie modifiche, anche al partner registrato del defunto; in altre parole, i partner di un'unione civile hanno gli stessi diritti di successione dei coniugi, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, della legge recante disciplina delle unioni civili (legge XXIX del 2009).

A differenza di quanto accade per le unioni civili, i partner di un'unione di fatto (persona che vive more uxorio con il testatore fuori dal matrimonio e da un'unione civile) non hanno diritto alla successione ab intestato in base al diritto ungherese.

Lo status del coniuge nella successione ab intestato dipende dalla concorrenza di altri eredi legittimi del defunto.

ba) Devoluzione al coniuge e ai discendenti (articolo 7:58 del codice civile)

Se il defunto lascia discendenti e un coniuge che gli sopravvive, il coniuge ha i seguenti diritti di successione:

- il diritto di usufrutto a vita sull'abitazione che aveva in comune con il defunto, compresi i mobili e gli oggetti di uso domestico; e

- la stessa quota ereditaria che è devoluta ai figli del defunto (l'equivalente della "quota ereditaria per un figlio").

Il coniuge può chiedere in ogni momento, per l'avvenire, il riscatto del suo usufrutto a vita (articolo 7:59 del codice civile). In tale caso, il coniuge ha diritto all'equivalente di una "quota ereditaria per un figlio" – in natura o in denaro – dai beni riscattati. Il riscatto del diritto di usufrutto può anche intervenire durante la procedura di successione e in ogni caso deve avvenire tenuto debitamente conto degli interessi ragionevoli delle parti interessate (il coniuge e i discendenti).

Nell'ambito della procedura successoria, i discendenti e il coniuge possono stipulare un accordo sulla divisione dei beni ereditari (cosiddetto "accordo di ripartizione"), in virtù del quale invece della "quota ereditaria per un figlio" il coniuge riceverà un diritto di usufrutto sull'intero patrimonio.

bb) Devoluzione al coniuge e ai genitori (articolo 7:60 del codice civile)

Se il defunto non ha un discendente (o questi è escluso dalla successione) e lascia i genitori e un coniuge che gli sopravvivono, il coniuge ha diritto alla successione rispetto ai seguenti beni:

- l'abitazione familiare che aveva in comune con il defunto, compresi i mobili e gli oggetti di uso domestico (il diritto di proprietà su tale abitazione invece del diritto di usufrutto), e

- metà della restante parte del patrimonio ereditario.

L'altra metà è così ripartita:

- tale porzione è divisa tra i genitori del defunto in parti uguali;

- tuttavia, se un genitore è escluso dalla successione, l'altro genitore e il coniuge del defunto ereditano in parti uguali la porzione che sarebbe spettata al genitore escluso.

bc) Il coniuge come unico erede (articolo 7:61 del codice civile)

Se il defunto non ha discendenti né un genitore che gli sopravvive (o se questi sono esclusi dalla successione), il coniuge superstite eredita l'intero patrimonio. Di conseguenza, la successione ab intestato del coniuge superstite esclude dalla successione i discendenti dei genitori del defunto (i fratelli e le sorelle del de cuius), nonché i parenti più remoti in linea ascendente o collaterale.

c) Effetti giuridici dell'adozione sulla successione ab intestato

L'adozione fa sorgere diritti alla successione ab intestato tra l'adottato, il genitore adottivo e i suoi parenti. Inoltre, in determinati casi, i diritti alla successione ab intestato sussistono anche tra l'adottando e i suoi parenti di sangue.

ca) Successione ab intestato di un figlio adottivo

Durante il periodo dell'adozione, le persone adottate sono trattate, ai fini della successione legittima, alla stregua dei discendenti di sangue del genitore adottivo: i figli adottivi ereditano dal genitore adottivo e dai suoi congiunti alla stregua dei discendenti di sangue del genitore adottivo. Inoltre, il figlio adottivo conserva il diritto di ereditare dai suoi parenti biologici, ma soltanto qualora sia stato adottato da un parente in linea ascendente diretta, un fratello o una sorella, o un discendente di detto parente in linea ascendente diretta (articolo 7:72 del codice civile).

cb) Eredità dei beni di una persona adottata

Gli effetti successori dell'adozione si spiegano anche a contrario. Le seguenti persone sono legittimate a ereditare da una persona adottata:

- i suoi discendenti e il coniuge superstite;

- in mancanza di discendenti, ereditano il coniuge e i genitori adottivi;

- in mancanza di discendenti e del coniuge superstite, ereditano i genitori adottivi e i loro congiunti,

conformemente alle norme sulla successione ab intestato.

La successione legittima di un genitore adottivo e dei suoi congiunti è subordinata alla sussistenza dell'adozione al momento dell'apertura della successione.

Tuttavia, qualora le persone suelencate non ereditino dall'adottato, saranno eredi legittimi di quest'ultimo i suoi parenti di sangue, sempreché il defunto sia stato adottato da un parente in linea ascendente, un fratello o una sorella, o un discendente di tale parente in linea ascendente (articolo 7:73 del codice civile).

d) "Successione lineare" – disposizioni speciali applicabili alla successione legittima in relazione a beni particolari

La cosiddetta "successione lineare" costituisce un regime successorio specifico del diritto ungherese. Con tale espressione s'intende un particolare regime di successione legittima in virtù del quale determinati beni ereditari (detti "eredità lineare") ricevono un trattamento diverso rispetto a quello previsto dal regime generale sulla successione ab intestato.

Si deve osservare che le norme sulla successione lineare sono applicabili esclusivamente in assenza di discendenti. Nei casi in cui il defunto abbia lasciato dei discendenti quali eredi legittimi, si applicano le norme generali sulla successione ab intestato.

da) Beni facenti parte dell'eredità lineare (articolo 7:67 del codice civile)

L'eredità lineare è costituita da un sottogruppo di beni all'interno del patrimonio ereditario del defunto. Tale sottogruppo comprende i beni:

- che il defunto ha acquistato da un ascendente attraverso un'eredità o una donazione; e

- che il defunto ha ereditato o ricevuto in donazione da un fratello, una sorella o da un discendente di questi ultimi, sempreché il fratello, la sorella o i loro discendenti avessero a loro volta acquistato i beni in questione da un ascendente comune, in virtù di un'eredità o di una donazione.

Tuttavia, la legge sottrae alcuni beni al regime dell'eredità lineare (i cosiddetti "beni esclusi dall'eredità lineare"); v., infra, il punto dd).

La natura lineare del bene (ossia l'appartenenza del bene all'eredità lineare) deve essere provata dalla persona legittimata a ereditare a tale titolo.

db) Devoluzione dell'eredità lineare (articolo 7:68 del codice civile)

L'eredità lineare è devoluta ai genitori del defunto (o ai discendenti di un genitore escluso), ai nonni e agli ascendenti remoti ("eredi lineari") del de cuius. La devoluzione dell'eredità lineare avviene in base ai seguenti criteri:

- un genitore eredita i beni che il defunto aveva ricevuto dal genitore stesso o dai suoi ascendenti. Qualora il genitore sia escluso, al suo posto ereditano i suoi discendenti in conformità delle norme generali sulla successione ab intestato;

- qualora il genitore e i suoi discendenti aventi diritto all'eredità lineare siano stati esclusi, eredita il nonno/la nonna del defunto;

- nel caso in cui anche il nonno del defunto sia stato escluso, l'eredità lineare è devoluta a un ascendente più remoto del defunto.

Qualora il defunto non lasci alcuno dei suddetti eredi, le norme sulla successione lineare non si applicano: in tale caso la devoluzione dell'eredità lineare segue le norme generali sulla successione legittima.

dc) Diritto di usufrutto del coniuge superstite sul patrimonio lineare (articolo 7:69 del codice civile)

I soggetti definiti al punto db) (eredi lineari) ereditano i diritti di proprietà sui beni dell'eredità lineare. Tuttavia, il coniuge superstite ha un diritto di usufrutto su tali beni.

È possibile chiedere il riscatto del diritto di usufrutto con le seguenti modalità:

- ogni parte interessata – ossia il coniuge superstite avente diritto all'usufrutto o un erede lineare – può chiedere il riscatto dell'usufrutto sui beni lineari;

- tuttavia, il riscatto dell'usufrutto sulla dimora familiare condivisa con il defunto, compresi i mobili e gli oggetti di uso domestico, può essere reclamato unicamente dal coniuge superstite.

In caso di riscatto dell'usufrutto, il coniuge superstite ha diritto a un terzo del patrimonio lineare.

dd) Beni esclusi dalla successione lineare (articolo 7:70 del codice civile)

Fatte salve le disposizioni descritte nel precedente punto da), i seguenti beni sono esclusi dall'eredità lineare:

- donazioni di valore ordinario;

- beni che non esistono più al momento della morte del testatore. Tuttavia, le disposizioni sulla successione lineare si applicano ai relativi beni sostitutivi e ai beni acquistati con i proventi ottenuti dai beni che non esistono più.

Se il de cuius lascia un coniuge superstite non è possibile invocare le regole sulla successione lineare per reclamare un diritto sui mobili o sugli oggetti della casa di valore ordinario.

e) Obbligo di restituire i doni (collazione)

Se gli eredi del defunto sono i suoi discendenti, l'entità della quota ereditaria spettante a ciascun erede dipenderà anche dall'obbligo dei discendenti di restituirsi reciprocamente i doni. In sostanza, se nella successione concorrono più eredi, ciascuno accresce il valore del patrimonio ereditario attraverso la restituzione dei doni ricevuti a titolo gratuito dal de cuius quando era ancora in vita (articolo 7:56 del codice civile).

L'obbligo di restituire i doni è disciplinato nel modo indicato di seguito.

In forza dell'obbligo di restituire i doni, i coeredi aggiungono al valore dell'eredità il valore delle donazioni nei seguenti casi:

- la persona defunta aveva espressamente previsto che tali doni dovessero accrescere il valore delle quote ereditarie, oppure

- in considerazione delle circostanze è possibile presumere che i doni siano stati gravati da un obbligo di reintegrazione.

Ciononostante, l'obbligo di restituire i doni non si estende ai seguenti atti di liberalità (articolo 7:56(3) del codice civile):

- donazioni di valore ordinario; e

- prestazioni alimentari a favore dei discendenti bisognosi di sostegno

anche qualora tale restituzione fosse stata espressamente prevista dal defunto.

La procedura di restituzione dei doni si articola nelle seguenti azioni (articolo 7:57(1) del codice civile):

- gli eredi devono aumentare il valore dell'eredità con il valore dei doni ricevuti dal de cuius;

- il valore finale risultante da tale operazione (cioè il valore totale ottenuto sommando al valore del patrimonio ereditario il valore netto dei doni restituiti) deve essere diviso proporzionalmente alle quote spettanti agli eredi in base alla successione legittima;

- il valore dei doni restituiti da ciascun erede (ossia il valore dei doni che ogni erede ha ricevuto dal de cuius) deve essere dedotto dalle rispettive quote ereditarie.

Se il valore ottenuto da un coerede raggiunge o eccede il valore della sua quota ereditaria calcolata sulla base dei valori corretti, tale erede si considera soddisfatto in base alla porzione del patrimonio ricevuta in esito a tale suddivisione, ma non deve restituire la parte in eccesso (articolo 7:57(4) del codice civile).

Sui discendenti grava l'obbligo di restituire i doni:

- nell'ambito della successione ab intestato, oppure

- se i discendenti ereditano quote equivalenti alla quota loro spettante per legge, in virtù di un testamento (articolo 7:56(2) del codice civile).

5 Qual è l'autorità competente:

5.1 in materia successoria?

In Ungheria, i procedimenti regolati dalla legge in materia di successioni sono di competenza del notaio o dell'autorità giudiziaria.

- In mancanza di una controversia tra le parti interessate alla successione, quest'ultima è generalmente regolata nell'ambito di una procedura successoria condotta da un notaio (per i dettagli si veda il punto 6). La procedura che si svolge dinanzi al notaio è una procedura non contenziosa, nella quale il notaio svolge funzioni simili a quelle dell'autorità giudiziaria, e che termina con l'emanazione di una decisione formale ("certificato di successione").

- Tuttavia, se esiste una controversia tra le parti interessate, poiché questa non può essere risolta da un notaio, in tali casi è d'uopo avviare un procedimento dinanzi al giudice.

Dal momento che le controversie in materia successoria sono abbastanza rare, in Ungheria, le questioni relative alle successioni sono per la maggior parte risolte dal notaio nell'ambito della procedura di successione.

5.2 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione dell'eredità?

La legge ungherese segue il principio della successione ipso iure; l'eredità viene trasferita all'erede con la morte del testatore, senza che sia necessario un atto giuridico separato. Di conseguenza, ai sensi del diritto ungherese, non è necessario emanare una dichiarazione sull'accettazione dell'eredità.

Se un successibile preferisce non ereditare, può dichiarare che rinuncia alla successione. La legge non stabilisce requisiti specifici quanto alla forma della dichiarazione di rinuncia, che è valida qualora sia resa oralmente o per iscritto.

Ciononostante, in Ungheria l'ordine della successione è determinato in base a una procedura giuridica, la cosiddetta procedura di successione (v. infra, al punto 6), perciò il notaio che gestisce tale procedura deve essere informato della rinuncia, qualora debba tenerne conto nel corso della procedura. Pertanto, nella pratica accade che le dichiarazioni orali di rinuncia siano rese dinanzi al notaio che conduce la procedura di successione e le rinunce con atto scritto siano comunque presentate al notaio.

Se un erede rinuncia alla successione, la rinuncia produce effetti retroattivi alla data della morte del testatore e l'eredità si considera non devoluta.

5.3 a ricevere una dichiarazione di accettazione o di rinuncia di un legato?

Le disposizioni descritte alla lettera b) e concernenti il trasferimento e la rinuncia alla successione regolano, mutatis mutandis, il legato specifico (legatum vindicationis).

5.4 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione di una quota di legittima?

Come osservato in precedenza, nel diritto ungherese il diritto alla quota di legittima è disciplinato dalle norme in materia contrattuale, che possono essere fatte valere nei confronti degli eredi. La quota di legittima non rappresenta quindi un diritto reale (in rem) sui beni dell'eredità. Di conseguenza, il diritto ungherese non prevede una "dichiarazione di rinuncia o di accettazione della quota di legittima". Il mezzo per reclamare il diritto alla quota di legittima dipende principalmente dal rapporto che intercorre tra l'erede e il legittimario:

- se c'è consenso al riguardo tra l'erede e il legittimario (ossia, se l'erede riconosce il diritto di quest'ultimo alla quota di legittima), le parti possono concludere un accordo nell'ambito della procedura successoria per soddisfare il diritto alla quota di legittima (per esempio, al fine di soddisfare la pretesa del legittimario, l'erede può trasferirgli una parte dei beni dell'eredità);

- negli altri casi, il legittimario può far valere il proprio diritto dinanzi al giudice.

6 Breve descrizione della procedura per decidere una successione secondo il diritto nazionale (compreso lo scioglimento del patrimonio e la ripartizione degli attivi, con informazione se la procedura è iniziata su istanza di un giudice o d'ufficio da parte di un'altra autorità competente)

Il diritto ungherese prevede una procedura giuridica formale, nota come procedura successoria. Tale procedura è avviata d'ufficio (su iniziativa dell'autorità competente) con l'obiettivo di coinvolgere tutte le parti interessate (eredi, legatari, legittimari, creditori dell'eredità ecc.) per risolvere tutte le questioni giuridiche inerenti alla successione, possibilmente nell'ambito di un'unica procedura.

Secondo il diritto ungherese, la procedura successoria consta di due fasi. La prima fase è quella della procedura inventariale, che viene condotta da un funzionario designato dall'ufficio del sindaco, o funzionario inventariale. Tale procedura serve effettivamente a gettare le basi per la procedura che si svolge dinanzi al notaio ed è finalizzata a chiarire le circostanze materiali e personali della successione (in particolare, a individuare i beni compresi nell'eredità e la cerchia delle parti interessate, nonché a stabilire se il de cuius abbia lasciato un testamento). Tutti questi fatti vengono registrati nell'inventario dell'eredità che, una volta completato, viene trasmesso al notaio.

La seconda fase prevede la procedura dinanzi al notaio, che è condotta in base alle norme regolanti i procedimenti giudiziari non contenziosi. Nell'ambito di tale procedura, il notaio svolge un ruolo simile a quello del giudice ed esercita l'autorità pubblica dello Stato.

Tale procedura è soggetta alle norme specifiche sulla competenza: solo un notaio con le competenze definite dalla legge può condurre tale procedura; in altri termini, nella procedura successoria le parti interessate (per esempio, gli eredi) non hanno la facoltà di scegliere il notaio al quale rivolgersi.

Nel corso della procedura successoria il notaio esamina d'ufficio i fatti e le circostanze che determinano l'ordine di successione. Per chiarire i fatti è generalmente necessario convocare un'udienza; il notaio pubblico convoca le parti interessate all'udienza. Qualora risulti che il de cuius ha lasciato una disposizione mortis causa, il notaio adotta d'ufficio le misure necessarie per acquisire l'atto in questione.

In Ungheria, la divisione del patrimonio ereditario tra gli eredi avviene generalmente nell'ambito della procedura successoria. La divisione dell'eredità consiste essenzialmente nella cessazione del regime di comproprietà tra gli eredi instaurato con la successione. L'eredità viene generalmente divisa tramite accordo tra gli eredi interessati, cosiddetto accordo sulla divisione dei beni ereditari. Se gli eredi concludono tale accordo, il notaio emette il certificato di successione sulla base di tale accordo, con un contenuto corrispondente.

Nel corso della procedura successoria può essere stipulato altresì un accordo tra gli eredi e le altre parti interessate: gli eredi possono trasferire l'intero patrimonio ricevuto in eredità, o parte di esso, a un creditore dell'eredità o a un legittimario, per soddisfare le pretese di questi ultimi. Tale meccanismo permette di raggiungere una soluzione negoziata dei reclami dei creditori dell'eredità e degli aventi diritto alla quota di legittima nell'ambito della procedura successoria.

In esito a tale procedura, il notaio emette una decisione formale, detta certificato di successione. Con tale decisione il notaio trasferisce legalmente agli eredi (o ai legatari) le varie porzioni del patrimonio ereditario.

Le parti interessate possono impugnare la decisione del notaio dinanzi al tribunale regionale competente. In assenza di impugnazione, la decisione del notaio diventa definitiva. Il certificato di successione definitivo è un atto pubblico facente prova dello status di erede (o legatario) della persona ivi nominata. Il notaio provvede d'ufficio a trasmettere il certificato di successione definitivo all'autorità responsabile della tenuta del registro catastale (o del registro di altri beni immobili).

Si deve osservare che, qualora sorga una vertenza legale tra le parti interessate, questa non può essere risolta dal notaio durante la procedura successoria, ma soltanto nell'ambito di un procedimento giurisdizionale.

7 Come e quando si diventa eredi o legatari?

Ai sensi dell'articolo 7:1 del codice civile, il patrimonio del de cuius viene interamente devoluto agli eredi dopo la morte del testatore. Di conseguenza, la legge ungherese segue il principio della successione ipso iure. Un erede acquista l'eredità per legge, senza che sia necessario redigere un distinto atto giuridico (come una dichiarazione di accettazione) al momento della morte del testatore; l'"eredità giacente" (hereditas iacens) non esiste nel diritto ungherese. Qualora vi siano più eredi, ognuno eredita in proporzione alla propria quota ereditaria alla morte del testatore; di conseguenza, con la morte del de cuius si crea tra gli eredi una comproprietà indivisa.

L'ordinamento giuridico ungherese prevede due tipi di legato: il legato di cosa specifica (legatum vindicationis) e il legato obbligatorio (legatum damnationis).

Il legato di cosa specifica è la donazione, da parte del testatore di un determinato bene dell'eredità a un beneficiario specifico (il legatario specifico), disposta con il testamento. Il legato specifico comporta l'acquisizione diretta di un bene ereditario; ciò significa che anche il legatario acquista l'oggetto del legato specifico al momento della morte del testatore.

Con il legato obbligatorio il testatore, nella disposizione mortis causa, obbliga un erede a erogare una prestazione economica a un determinato beneficiario (per esempio, a versargli una somma di denaro). Quanto alla natura giuridica, il legato obbligatorio costituisce un onere a carico dell'erede e non comporta l'acquisizione diretta di diritti dal testatore.

Alle luce di quanto precede, ai sensi del diritto ungherese gli eredi e i legatari specifici acquistano l'eredità al momento della morte del testatore. Si deve tuttavia ricordare che, nonostante tale acquisizione diretta, ipso iure, dei diritti di successione, il diritto ungherese impone, di norma, lo svolgimento di una procedura giuridica formale (procedura successoria) per l'emissione di un certificato di successione autentico.

8 Gli eredi sono responsabili dei debiti del defunto e, in caso affermativo, a quali condizioni?

Sì. A norma dell'articolo 7:96 del codice civile, gli eredi rispondono per i debiti dell'eredità. La responsabilità degli eredi è limitata come indicato di seguito:

- l'erede risponde per i debiti dell'eredità principalmente con il patrimonio ereditario ("con i beni e i proventi dell'eredità") (responsabilità cum viribus);

- se, tuttavia, nel momento in cui viene fatta valere la pretesa creditoria gli eredi non sono ancora in possesso dei beni ereditari o dei proventi ottenuti attraverso tali beni, essi risponderanno dei debiti anche attraverso il proprio patrimonio fino al valore delle rispettive quote ereditarie (responsabilità pro viribus).

Si deve osservare che, a differenza di altri sistemi giuridici, l'ordinamento ungherese non stabilisce un nesso tra la responsabilità degli eredi e l'inventario dell'eredità. I limiti della responsabilità degli eredi sono posti dalla legge: gli eredi non sono tenuti a rendere "una dichiarazione che limiti la loro responsabilità" al momento di accettare la successione.

L'articolo 7:94 del codice civile precisa quali crediti costituiscono debiti dell'eredità. Ai sensi di tale disposizione i debiti dell'eredità comprendono:

a) i costi di un'adeguata sepoltura del defunto;

b) i costi indotti dall'acquisto, la conservazione e l'amministrazione dell'eredità ("costi della successione"), nonché i costi della procedura successoria;

c) i debiti del defunto;

d) gli obblighi in forza della quota di legittima;

e) le responsabilità derivanti da legati e donazioni.

Le suddette cinque categorie di debiti derivanti dall'eredità sono elencati in ordine gerarchico (articolo 7:95 del codice civile). I debiti sono pagati nell'ordine stabilito per ciascuna categoria. Qualora i debiti appartenenti a una categoria non possano essere interamente saldati, essi verranno pagati in proporzione alla loro entità all'interno della medesima categoria.

9 Quali sono i documenti e le informazioni che di solito sono richiesti al fine della registrazione di un bene immobile?

Se l'eredità comprende beni immobili, il notaio provvede d'ufficio a inoltrare il certificato di successione finale all'autorità competente per i registri catastali (v. il precedente punto 6), affinché questa proceda a trascrivere i trasferimenti di proprietà nell'apposito registro.

Ai sensi dell'articolo 29 della legge CXLI del 1997 relativa alla registrazione delle proprietà immobiliari (1997. évi CXLI. törvény az ingatlan-nyilvántartásról; in prosieguo: la "legge sui registri immobiliari"), di norma, i diritti e i fatti possono essere registrati sulla base di atti pubblici, scritture private aventi piena efficacia probatoria o copie di tali atti autenticate dinanzi a un notaio, che attestino la costituzione, la modifica ovvero la cessazione di un diritto o di un fatto oggetto di registrazione. Tali documenti devono contenere un'autorizzazione firmata dal titolare del diritto di iscrizione o del potenziale titolare del diritto di iscrizione in qualità di beneficiario intermedio (ossia una dichiarazione di autorizzazione rilasciata dal titolare del diritto di iscrizione attraverso un documento rispondente agli stessi requisiti formali richiesti per i documenti necessari alla registrazione).

L'articolo 32 della legge sui registri immobiliari precisa il contenuto obbligatorio dei documenti esibiti a fini di registrazione:

a) i dati per l'identificazione diretta del cliente, il suo indirizzo e il numero identificativo personale;

b) la denominazione, il numero statistico e la sede degli organismi aventi un numero statistico, il loro numero di iscrizione presso il tribunale o nel registro delle imprese nonché, per gli enti ecclesiastici, il numero di registrazione;

c) l'indirizzo completo e la descrizione dell'immobile in questione (comune nel quale l'immobile è situato e numero di registrazione catastale) nonché la porzione di proprietà che si vuole iscrivere;

d) una descrizione dettagliata del diritto o del fatto in questione;

e) il titolo giuridico a sostegno della modifica;

f) l'accordo delle parti interessate e/o una dichiarazione di autorizzazione incondizionata e irrevocabile rilasciata dal titolare del diritto di registrazione;

g) una dichiarazione delle parti contraenti relativa alla loro cittadinanza.

9.1 La nomina di un amministratore è obbligatoria o diventa tale solo su richiesta? Se essa è obbligatoria o lo diventa su richiesta, quali sono i necessari adempimenti a tal fine?

Il diritto ungherese non riconosce la figura giuridica dell'amministratore dell'eredità (mandatario).

Ciononostante, in taluni casi il notaio investito della successione può nominare un amministratore affinché svolga determinate funzioni di gestione del patrimonio ereditario. Ciò può accadere in due casi:

aa) nomina di un amministratore per l'esercizio di diritti spettanti ai soci di una società commerciale (articolo 32, paragrafo 2, della legge in materia di successione).

Se il patrimonio ereditario comprende una partecipazione/quota in una società commerciale (o in una cooperativa), il notaio può nominare un amministratore affinché eserciti temporaneamente i diritti derivanti da tale partecipazione/quota. L'amministratore è nominato su richiesta della società (o della cooperativa) ovvero di qualsiasi persona (organismo) avente un interesse nella gestione della società o della cooperativa.

ab) Nomina di un amministratore per le operazioni di recupero (articolo 32, paragrafo 3, della legge in materia di successione).

Qualora l'eredità comprenda crediti, il notaio può nominare un amministratore affinché proceda al recupero dei crediti, su richiesta di una parte che vanta un interesse nella successione. L'amministratore ha il compito di adottare le misure necessarie per far valere i crediti appartenenti all'eredità.

Non si procede alla nomina di un amministratore (nemmeno nei casi summenzionati) nell'ipotesi in cui gli atti di cui sopra siano eseguiti da un esecutore testamentario.

9.2 Chi può eseguire una disposizione a causa di morte del defunto e/o chi può amministrarne il patrimonio?

In Ungheria, le questioni giuridiche relative alla successione sono regolate nell'ambito di una procedura formale prevista dalla legge (la procedura successoria), che è condotta da un notaio, il quale, in tale procedimento, svolge le funzioni di un giudice (v. punto 6).

Il notaio verifica d'ufficio se nel registro nazionale delle successioni vi sia un'iscrizione relativa a una disposizione mortis causa del defunto e qualora dalle informazioni disponibili risulti che esiste un testamento, il notaio procede d'ufficio ad acquisirlo.

Di conseguenza, nel diritto ungherese è compito e responsabilità del notaio condurre la procedura successoria per dare esecuzione a una disposizione mortis causa.

Ciononostante, il diritto ungherese permette al testatore di nominare un esecutore della disposizione mortis causa (testamento). Si deve tuttavia sottolineare che la nomina di un esecutore testamentario non sostituisce la procedura successoria; un esecutore testamentario non può "assumere" le responsabilità di un notaio.

I diritti e gli obblighi dell'esecutore testamentario sono disciplinati dalle disposizioni mortis causa. Se il testamento non contiene disposizioni al riguardo, l'esecutore testamentario ha i seguenti diritti e obblighi attribuiti ex lege (articolo 99 della legge in materia di successioni):

- assistere le autorità competenti a redigere l'inventario dei beni ereditari;

- all'occorrenza, prendere le misure conservative necessarie per tutelare il patrimonio successorio;

- amministrare il patrimonio ereditario. Nello svolgimento delle funzioni di amministrazione, l'esecutore testamentario ha i seguenti diritti e obblighi:

- chiedere agli eredi o legatari di eseguire le volontà del testatore;

- soddisfare le pretese dei creditori (agendo in nome proprio, ma attingendo dall'eredità);

- esercitare temporaneamente i diritti derivanti da una quota sociale o da una partecipazione in una società commerciale o in una cooperativa, facenti parte del patrimonio successorio;

- riscuotere i crediti dell'eredità (agendo in nome proprio, ma nell'interesse dell'eredità).

Tuttavia, i diritti di amministrazione dell'esecutore testamentario sono limitati: l'esecutore non può assumere obblighi in relazione a un bene ereditario né cederlo, tranne nel caso in cui tutte le persone interessate alla successione acconsentano; inoltre, l'esecutore testamentario non può disporre gratuitamente di un bene ereditario a spese dell'eredità.

9.3 Quali sono i poteri di un amministratore?

Con riguardo ai diritti e agli obblighi dell'amministratore nominato dal notaio e dell'esecutore testamentario si veda il punto 9.1.

10 Quali sono i documenti tipicamente emessi secondo il diritto nazionale durante o alla fine del procedimento successorio che provano lo status e i diritti dei beneficiari? Essi hanno specifici effetti probatori?

Come è stato indicato in precedenza (si veda il punto 6), in Ungheria le procedure successorie sono condotte da un notaio pubblico. Al termine della procedura il notaio emette una decisione formale, il certificato di successione. Con tale atto il notaio trasferisce legalmente i beni dell'eredità ai singoli eredi.

Occorre tuttavia notare che il trasferimento della proprietà agli eredi, tecnicamente, non avviene in virtù del certificato di successione. Come osservato in precedenza, il diritto ungherese applica il principio della successione ipso iure, in base al quale l'eredità è devoluta agli eredi alla morte del testatore. Sotto questo profilo, il certificato di successione è in realtà un atto declaratorio.

Una volta divenuto definitivo, il certificato di successione emesso dal notaio ha una funzione legittimante: è un documento autentico che certifica ai terzi lo status delle persone nominate come eredi (o legatari), salvo che il giudice disponga altrimenti nell'ambito di un procedimento giurisdizionale.


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Ultimo aggiornamento: 29/10/2015