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Successioni - Slovenia

INDICE

 

Questa scheda è stata preparata in cooperazione con il Il link si apre in una nuova finestraConsiglio del notariato dell'UE (CNUE).

 

1 Come è redatta la disposizione a causa di morte (con testamento, con testamento congiuntivo o con patto successorio)?

a) Testamenti: un testamento è valido se è stato redatto in una delle forme previste dalla legge sulle successioni (Zakon o dedovanju, in prosieguo: lo "ZD") e nel rispetto delle condizioni fissate in tale legge.

Lo ZD riconosce le seguenti forme di testamento: il testamento olografo, il testamento sottoscritto in presenza di testimoni, il testamento giudiziale, il testamento orale, il testamento redatto all'estero, il testamento redatto a bordo di una nave battente bandiera slovena, il testamento redatto in stato di emergenza o in guerra e il testamento internazionale.

Quanto ai requisiti di forma del testamento, lo ZD prevede quanto indicato di seguito.

Un testamento olografo è valido se scritto e firmato di proprio pugno dal dante causa (articolo 63, paragrafo 1, ZD).

Un dante causa in grado di leggere e scrivere redige un testamento firmato dinanzi a testimoni sottoscrivendo un documento in suo possesso, compilato da un terzo per suo conto alla presenza di due testimoni e dichiarando dinanzi a questi ultimi che si tratta delle sue volontà mortis causa. I testimoni firmano a loro volta con i propri nomi il testamento in un postscritto al fine di attestare che essi agiscono come testimoni, fermo restanto che tale postscritto non è una condizione che convalida il testamento (articolo 64, ZD).

Il testamento giudiziale è redatto per il dante causa, su sua richiesta, dal giudice di un tribunale competente che, per prima cosa, ne accerta l'identità. In seguito, il dante causa legge e firma il testamento e il giudice conferma sul testamento che il dante causa ha letto e sottoscritto in sua presenza. Se il dante causa non sa come leggere il testamento compilato dal giudice o non è in grado di farlo, il giudice legge il testamento al dante causa alla presenza di due testimoni. Il dante causa firma quindi il testamento alla presenza dei medesimi testimoni o appone su di esso un proprio segno dopo aver dichiarato che si tratta della sua volontà. I testimoni appongono quindi la loro firma sul testamento (articoli 65 e 66, ZD).

Un testamento redatto all'estero può essere redatto per un cittadino della Repubblica di Slovenia che si trova all'estero, nel rispetto delle disposizioni che si applicano alla redazione del testamento giudiziale, da un console o da un rappresentante diplomatico della Repubblica di Slovenia che si occupa di questioni consolari (articolo 69, ZD).

Il capitano di una nave può compilare un testamento a bordo di una nave battente bandiera slovena nel rispetto delle disposizioni applicabili alla redazione di un testamento giudiziale. Il testamento perde validità dopo 30 giorni dal rientro del dante causa nella Repubblica di Slovenia (articolo 70, ZD).

Testamento redatto in stato di emergenza o in guerra: durante uno stato di emergenza o in guerra, un comandante di compagnia o un comandante di un'unità equivalente o superiore, o chiunque altro alla presenza del comandante, può redigere un testamento per un membro dell'esercito in linea con le disposizioni previste per la redazione del testamento giudiziale. Il testamento perde validità dopo 60 giorni dalla cessazione dello stato di emergenza o di guerra, se il servizio militare del dante causa cessa prima o dopo di esso, o 30 giorni dopo il termine del servizio militare (articolo 71, ZD).

Il testamento internazionale deve essere redatto per iscritto. Il dante causa non è tenuto a redigere il testamento di suo pugno e il testamento può essere redatto in qualsiasi lingua, a mano o in altro modo. Il giudice di un tribunale competente può compilare un testamento internazionale su richiesta del dante causa, mentre per i cittadini della Repubblica di Slovenia che si trovano all'estero può provvedervi un diplomatico o un rappresentante consolare indicato nell'articolo 69, ZD (nel prosieguo: la "persona autorizzata"). Il dante causa deve dichiarare, alla presenza di due testimoni e della persona autorizzata, che si tratta del suo testamento e che è consapevole del suo contenuto e deve firmarlo dinanzi a loro o, se ha già firmato il testamento, deve riconoscere e confermare che si tratta della sua firma. Se il dante causa non è in grado di firmare, ne comunica le ragioni alla persona autorizzata, che lo registra nel testamento. Il dante causa può, in aggiunta, chiedere che un'altra persona firmi il testamento per suo conto. I testimoni e la persona autorizzata appongono le proprie firme alla presenza del dante causa in un postscritto, in cui si attesta che hanno firmato come testimoni o come persona autorizzata (articolo 71a, ZD). La legge fornisce anche ulteriori dettagli in merito a chi può fungere da testimone di un testamento internazionale (articolo 71b), alle firme e alle date indicate nel testamento internazionale (articolo 71c), alla tenuta del testamento internazionale (articolo 71č), alla sua cancellazione (articolo 71d) e alla sua conferma (articolo 71e), alla conferma della validità del testamento internazionale (articolo 71f) e alla validità rispetto alla forma e alle formalità di firma (articolo 71g).

Testamento orale: un dante causa può rendere testamento oralmente dinanzi a due testimoni solo ove circostanze eccezionali gli impediscano di redigere un testamento scritto. Un testamento orale perde efficacia dopo 30 giorni dal venir meno delle circostanze eccezionali in presenza delle quali esso è stato compilato (articolo 72, ZD). La legge contiene inoltre maggiori dettagli in merito a chi può fungere da testimone di un testamento orale (articolo 73) e a quali sono gli obblighi dei testimoni (articolo 74), alle disposizioni illecite in un testamento orale (articolo 75), al termine per contestare l'invalidità di un testamento (articolo 76) e alla prova dell'esistenza di un testamento (articolo 77).

La legge notarile (Zakon o notariatu, in prosieguo: lo "ZN") prevede anche un testamento notarile, che consiste in un testamento che un notaio compila sotto forma di verbalizzazione notarile delle volontà dettate dal dante causa e in un testamento che il dante causa, dopo aver reso per iscritto le sue ultime volontà e il proprio testamento, trasmette a un notaio per conferma. Un testamento notarile ha i medesimi effetti legali di un testamento giudiziale (articolo 46, paragrafo 1, ZN).

In aggiunta ai suddetti requisiti formali, al fine della validità del testamento è altresì richiesta la capacità di testare. In base allo ZD, un testamento può essere redatto da chiunque sia in grado di intendere e abbia compiuto 15 anni (articolo 59, paragrafo 1, ZD). Se un dante causa redige un testamento sotto minaccia, coercizione o inganno, o in errore, il suddetto testamento non è valido e la volontà espressa nel documento non riflette il diritto e la reale volontà del dante causa (articolo 60, paragrafo 1, ZD).

b) Testamento congiunto. La legge sulle successioni non parla di testamenti congiunti e, trattandosi di una tipologia di testamento che non è contemplata dalla legge, tale testamento deve essere considerato invalido ai sensi dell'articolo 62, ZD. Tuttavia, la giurisprudenza considera invalido soltanto il testamento in cui due persone, di norma i coniugi, si nominano reciprocamente eredi (ciò accade probabilmente in quanto un testamento di questo tipo è per sua natura molto simile a un patto successorio, vietato dall'articolo 103, ZD), ma non il testamento redatto da due persone a favore di un terzo [v. Prof. K. Zupančič, Prof. V. Žnidaršič Skubic, Dedno pravo (Diritto delle successioni), Uradni list, 2009, pagg. 127–128].

c) Patto successorio. In base alla legge sulle successioni, un patto successorio nel quale una persona lascia il suo patrimonio o una parte di esso al suo cofirmatario o a un'altra persona è nullo (articolo 103); allo stesso modo, anche un accordo avente ad oggetto un'eredità o un legato atteso (articolo 104) o un accordo che disciplina il contenuto di un testamento (articolo 105) sono dichiarati nulli dalla legge.

2 La disposizione a causa di morte deve essere registrata e, in caso affermativo, in che modo?

No. La legge non dispone modalità specifiche per l'autenticazione di un testamento.

3 Esistono restrizioni alla libertà di disporre causa di morte (ad esempio: quota di legittima)?

Sì. Gli eredi legittimari hanno diritto a una porzione del patrimonio di cui il dante causa non può disporre (articolo 26, paragrafo 1, ZD). Tale porzione di patrimonio è detta "quota di legittima". Eredi legittimari sono i discendenti del defunto, i suoi figli adottivi e i loro discendenti, i suoi genitori e il coniuge. I nonni, i fratelli e le sorelle sono eredi legittimari solo se definitivamente inabili al lavoro e se privi di mezzi di sostentamento. Le persone sopra indicate sono eredi legittimari se chiamati a ereditare in base all'ordine di successione previsto dalla legge (articolo 25, ZD).

4 In mancanza di disposizioni a causa di morte, chi eredita e in che percentuale?

In tal caso, l'eredità è devoluta in base alla legge: il patrimonio del dante causa è assegnato ai suoi discendenti, ai suoi figli adottivi e ai loro discendenti, al coniuge, ai genitori e ai genitori adottivi e ai parenti di tali persone, ai suoi fratelli e sorelle e ai loro discendenti e ai suoi nonni e ai loro discendenti. Un uomo e una donna che hanno avuto una relazione di lunga durata senza contrarre matrimonio possono essere eredi l'uno dell'altro alla pari dei coniugi, ma solo se non vi sono ragioni che avrebbero reso invalido un matrimonio da loro eventualmente contratto. Le suddette persone ereditano in ragione del grado di successione, fermo restando che gli eredi di grado anteriore escludono dall'eredità le persone di grado più remoto (articolo 10, ZD).

Eredi di primo grado:

I discendenti del defunto e il coniuge sono eredi di primo grado ed ereditano in parti uguali prima degli altri (articolo 11, ZD).

Sulla base di una divisione per stirpes, la parte di patrimonio che sarebbe inizialmente stata devoluta a una determinata persona, se fosse sopravvissuta al dante causa, è ereditata dai suoi figli (nipoti del dante causa) in parti uguali. Se uno dei nipoti muore prima del dante causa, la quota che gli sarebbe spettata, se fosse stato in vita al momento della morte del dante causa, è devoluta ai figli del nipote (pronipoti del dante causa) in parti uguali. Questo meccanismo continua ad operare scendendo di grado sino all'ultimo discendente del dante causa (articolo 12, ZD).

Se il coniuge del dante causa non ha i mezzi necessari per il suo sostentamento ed eredita insieme agli altri eredi di primo grado, il giudice può disporre, su richiesta del coniuge, che a questi sia devoluta anche una parte del patrimonio che, in base alla legge, deve essere ereditato dai coeredi del coniuge. Il coniuge può chiedere un'integrazione della sua quota ereditaria nei confronti di uno o di tutti gli eredi. Il giudice può decidere che il coniuge deve ereditare l'intero patrimonio se il suo valore è talmente ridotto che questi potrebbe subire gravi disagi in caso di divisione (articolo 13, paragrafo 1, ZD).

Se altri eredi privi di mezzi di sostentamento sono chiamati quali eredi di primo grado insieme al coniuge del dante causa, il giudice può, su loro richiesta, decidere che sia loro devoluta anche una parte del patrimonio che, in base alla legge, spetterebbe al coniuge. Tutti gli eredi o alcuni di essi possono chiedere un incremento della loro quota a danno del coniuge (articolo 13, paragrafo 2, ZD).

Singoli eredi che non dispongono di mezzi di sussistenza possono anche chiedere un incremento della propria quota a danno degli altri coeredi (articolo 13, paragrafo 3, ZD).

Il giudice può decidere che tutti o alcuni coeredi devono ereditare l'intero patrimonio se il suo valore è talmente ridotto che potrebbero subire gravi disagi in caso di divisione (articolo 13, paragrafo 4, ZD).

Nel decidere delle richieste succitate vertenti su un incremento o una riduzione della quota ereditaria, il giudice tiene conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle condizioni economiche dei coeredi, della loro capacità di svolgere attività economiche e del valore del patrimonio (articolo 13, paragrafo 5, ZD).

Eredi di secondo grado:

In mancanza di discendenti in vita, il patrimonio del defunto è devoluto ai suoi genitori e al coniuge quali eredi di secondo grado. I genitori del defunto ereditano la metà del patrimonio in parti uguali, mentre il coniuge eredita l'altra metà. Se il defunto non ha un coniuge in vita, ai suoi genitori è devoluto l'intero patrimonio (articolo 14. ZD).

Se uno dei genitori del defunto gli è premorto, la quota di patrimonio che gli sarebbe stata devoluta se fosse sopravvissuto al dante causa è assegnata, in base a una divisione per stirpes, ai figli di tale genitore (ossia ai fratelli e alle sorelle del defunto), ai suoi nipoti e ai suoi pronipoti e ai successivi discendenti, in base alle regole applicabili in caso di devoluzione del patrimonio del defunto ai figli e agli altri discendenti del de cuius (articolo 15, paragrafo 1).

Se entrambi i genitori del defunto gli sono premorti, la quota di patrimonio che sarebbe andata a ciascuno di essi se fossero sopravvissuti al dante causa è devoluta ai loro discendenti: la quota del padre ai discendenti del padre, la quota della madre ai discendenti di quest'ultima. In tutti i casi, i fratelli e le sorelle unilaterali del dante causa di ramo paterno ereditano per quote uguali il patrimonio spettante al padre, mentre quelli di ramo materno ereditano per quote uguali il patrimonio spettante alla madre. I fratelli e le sorelle germani ereditano per quote uguali la quota spettante al padre o alla madre insieme ai fratelli e alle sorelle unilaterali rispettivamente paterni o materni (articolo 15, paragrafi 2 e 3, ZD).

Se uno dei genitori del defunto gli è premorto senza lasciare discendenti, la quota di patrimonio che gli sarebbe stata devoluta se fosse sopravvisuto al dante causa è ereditata dall'altro genitore. Se anche tale genitore è premorto al dante causa, i discendenti del suddetto genitore ereditano la quota di patrimonio che sarebbe stata ereditata da un genitore o dall'altro (articolo 15 dello ZD). Se entrambi i genitori sono premorti al dante causa senza lasciare eredi, l'intero patrimonio è devoluto al coniuge superstite (articoli 16 e 17, ZD).

Eredi di terzo grado:

In mancanza di eredi di primo o secondo grado vengono presi in considerazione gli eredi di terzo grado.

Nell'ambito della successione a favore degli eredi di terzo grado, il patrimonio del defunto morto senza lasciare discendenti o genitori e senza che questi ultimi lasciassero a loro volta eredi nonché senza lasciare un coniuge, è devoluto ai nonni del de cuius. Metà del patrimonio è devoluto ai nonni paterni e l'altra metà ai nonni materni (articolo 18, ZD).

I nonni dello stesso ramo ereditano quote uguali della loro porzione di patrimonio. Se uno dei nonni del dante causa di un lato della famiglia gli è premorto, la quota di patrimonio che gli sarebbe stata devoluta se fosse sopravvissuto al dante causa è assegnata ai suoi figli, ai suoi nipoti e agli ulteriori discendenti in base alle regole applicabili in cado di devoluzione del patrimonio del de cuius ai figli e agli altri discendenti di quest'ultimo. Rispetto a tutti gli altri, le regole che disciplinano i casi in cui ereditano i genitori e gli altri discendenti del dante causa (articolo 19, ZD) si applicano al diritto di succedere dei nonni di un lato e ai loro discendenti.

Se i nonni di un ramo della famiglia sono deceduti prima del dante causa senza lasciare discendenti, la parte del patrimonio che sarebbe stata loro devoluta se fossero sopravvissuti al dante causa è ereditata dai nonni dell'altro ramo della famiglia e dai loro figli, nipoti e discendenti successivi, come indicato nell'articolo 19 della legge sulle successioni (articolo 20, ZD).

5 Qual è l'autorità competente:

5.1 in materia successoria?

Le questioni successorie sono definite dagli organi giurisdizionali della Repubblica di Slovenia, fermo restando che la competenza per materia in tali casi è rimessa ai tribunali circondariali (okrajno sodišče).

5.2 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione dell'eredità?

Il giudice quale parte dell'udienza successoria.

5.3 a ricevere una dichiarazione di accettazione o di rinuncia di un legato?

Il giudice quale parte dell'udienza successoria.

5.4 a ricevere una dichiarazione di rinuncia o di accettazione di una quota di legittima?

Il giudice quale parte dell'udienza successoria.

6 Breve descrizione della procedura per decidere una successione secondo il diritto nazionale (compreso lo scioglimento del patrimonio e la ripartizione degli attivi, con informazione se la procedura è iniziata su istanza di un giudice o d'ufficio da parte di un'altra autorità competente)

Quando una persona muore o è dichiarata morta, il cancelliere competente per l'iscrizione della morte nel registro dei decessi invia il certificato di morte al giudice delle successioni entro 30 giorni (articolo 179, paragrafo 1, ZD).

Il procedimento è avviato d'ufficio nel momento in cui il giudice riceve il certificato di morte.

Se, in base al certificato di morte, il defunto non ha lasciato alcun bene, il giudice delle successioni decide di non avviare un procedimento successorio; il giudice adotta la stessa decisione se il defunto ha lasciato soltanto beni mobili e nessuna delle persone aventi diritto a succedere chiede che sia fissata un'udienza (articolo 203, paragrafi 1 e 2, ZD). In tutti gli altri casi, il giudice decide di fissare un'udienza successoria. Nel corso del procedimento successorio, il giudice stabilisce chi sono gli eredi del defunto, quali proprietà cadono nell'asse ereditario e quali diritti ivi inclusi devono essere devoluti agli eredi, ai legatari e ai terzi (articolo 162, ZD).

I procedimenti successori sono, per loro natura, procedimenti non contenziosi. Se uno dei fatti da cui dipendono i loro diritti è controverso tra le parti, il giudice sospende l'udienza e indica alle parti la necessità di proporre un'azione civile o di avviare un procedimento amministrativo (articolo 210, paragrafo 1, ZD).

Il giudice, quando decide che determinate persone vantano un diritto sul patrimonio, li dichiara eredi mediante una decisione sull'eredità (articolo 214, paragrafo 1, ZD). La decisione sull'eredità è notificata a tutti gli eredi e i legatari, oltre che a quelle persone che hanno avanzato una pretesa a titolo di successione nel corso del procedimento (articolo 215, paragrafo 1, ZD).

Con la propria decisione il giudice dispone che, dopo il passaggio in giudicato della decisione sull'eredità, siano effettuate le necessarie iscrizioni nel registro immobiliare.

Ciascuno degli eredi può chiedere in ogni momento la divisione del patrimonio, ma non in un momento inopportuno. Il diritto in parola può essere soggetto a limitazioni di legge. Un accordo in base al quale un erede rinuncia al suo diritto di chiedere la divisione di un patrimonio è nullo come ogni disposizione testamentaria che neghi o limiti tale diritto (articolo 144, ZD). La legge sulle successioni non contiene disposizioni volte a stabilire come debba essere attuata la divisione del patrimonio; tale materia è infatti disciplinata dalla legge sulla proprietà (Stvarnopravni zakonik, in prosieguo: lo "SPZ") come parte delle sue disposizioni in materia di divisione della comunione. Il patrimonio è quindi proprietà comune dei coeredi. I coeredi possono stabilire consensualmente come debba essere diviso il patrimonio. Se non sono in grado di raggiungere un accordo, il giudice si pronuncia sulle modalità di divisione nell'ambito di un procedimento non contenzioso. Se, nel corso del procedimento successorio, tutti gli eredi propongono di comune accordo la divisione e le relative modalità, il giudice fa riferimento a tale accordo nella decisione sull'eredità (articolo 214, paragrafo 3, ZD).

7 Come e quando si diventa eredi o legatari?

La legge sulle successioni prevede che il patrimonio del defunto passi agli eredi in forza della legge (ipso iure) all'atto del decesso del dante causa (articolo 132, ZD). Pertanto, la decisione sulla successione con cui il giudice sancisce il nominativo degli eredi al termine del procedimento successorio ha soltanto natura dichiarativa.

Anche un legatario acquisisce il legato con la morte del dante causa, salvo che il legato sia soggetto a condizioni o riferito a un momento specifico; in tal caso il legatario riceve il legato solo quando la condizione è soddisfatta o solo quando è decorso il periodo previsto. L'acquisto del legato comporta che il legatario possa chiedere che siano soddisfatte le condizioni del legato. Le disposizioni generali dello SPZ si applicano al trasferimento del diritto di proprietà al legatario.

8 Gli eredi sono responsabili dei debiti del defunto e, in caso affermativo, a quali condizioni?

Sì. Tuttavia tale responsabilità è limitata. L'erede risponde dei debiti del dante causa sino alla concorrenza del valore dei beni ricevuti. Se gli eredi sono più di uno, questi rispondono in solido dei debiti del dante causa, ossia ognuno sino a concorrenza della propria quota di patrimonio, a prescindere dal fatto che la divisione abbia già avuto luogo o meno. Nei rapporti interni tra gli eredi, i debiti sono adempiuti in proporzione alle rispettive quote di patrimonio, salvo diversa previsione (articolo 142, ZD).

Un erede che abbia rinunciato alla propria quota di patrimonio non risponde dei debiti del dante causa (articolo 142, paragrafo 2, ZD).

9 Quali sono i documenti e le informazioni che di solito sono richiesti al fine della registrazione di un bene immobile?

Il giudice del registro immobiliare decide se sia possibile effettuare un'iscrizione sulla base dei documenti comprovanti l'esistenza di una base legale per l'acquisto del diritto oggetto di iscrizione, purché siano soddisfatte le altre condizioni fissate dalla legge.

La base per l'iscrizione del diritto reale caduto in successione è la decisione definitiva sull'eredità emessa nel corso del procedimento successorio (articolo 40, paragrafo 1, punto 6, della legge sul registro immobiliare - Zakona o zemljiški knjigi, ZZK-1). Il giudice del registro immobiliare ordina ex officio l'iscrizione del diritto di proprietà di un erede nel registro immobiliare, in conformità con la decisione definitiva sull'eredità.

9.1 La nomina di un amministratore è obbligatoria o diventa tale solo su richiesta? Se essa è obbligatoria o lo diventa su richiesta, quali sono i necessari adempimenti a tal fine?

Non vi è alcun obbligo di nominare un amministratore patrimoniale.

In linea di principio, finché il patrimonio non è diviso esso è gestito e può essere oggetto di atti di disposizione da parte degli eredi congiuntamente. Un patrimonio può essere affidato in gestione a un amministratore speciale, se gli eredi vi acconsentono. Se gli eredi non possono raggiungere un accordo in merito alla gestione del patrimonio, il giudice nomina un amministratore, su richiesta di uno degli eredi, affinché lo gestisca per conto di tutti gli eredi o fissa la quota di patrimonio che ciascun erede è chiamato ad amministrare (articolo 145, ZD)

Un dante causa può nominare all'interno del proprio testamento una o più persone affinché agiscano come esecutori testamentari (articolo 95, paragrafo 1, ZD). L'esecutore si occupa, in particolare, della gestione del patrimonio (articolo 96, paragrafo 1, ZD).

9.2 Chi può eseguire una disposizione a causa di morte del defunto e/o chi può amministrarne il patrimonio?

Il dante causa può nominare una o più persone affinché operino come esecutori testamentari (articolo 95, paragrafo 1, ZD). Salvo diversa previsione del dante causa, i compiti di un esecutore testamentario comprendono in particolare la cura del patrimonio di cui gli è affidata la gestione, il pagamento di debiti e legati e, soprattutto, l'esecuzione del testamento secondo la volontà del dante causa (articolo 96, paragrafo 1, ZD). Se non è stato nominato un esecutore testamentario, gli eredi che gestiscono il patrimonio congiuntamente sino alla sua divisione possono affidare l'amministrazione del patrimonio a un amministratore speciale. Se gli eredi non riescono a raggiungere un accordo in merito alla gestione del patrimonio, il giudice, su richiesta di uno degli eredi, nomina un amministratore che lo gestisce per conto di tutti gli eredi o stabilisce le quote di patrimonio che ogni erede è chiamato ad amministrare in proprio (articolo 145, ZD)

9.3 Quali sono i poteri di un amministratore?

Se il dante causa ha nominato un esecutore testamentario all'interno del testamento, detto testamento ne stabilisce anche i compiti.

Salvo diversa previsione del dante causa, si applicano le seguenti disposizioni (articolo 96, paragrafo 1, ZD):

  • l'esecutore deve aver cura del patrimonio. Esso deve adottare in particolare tutte le misure di assicurazione, deve redigere un inventario dei beni e compierne una valutazione (articolo 184, ZD) e deve trattenere determinati beni mobili (articoli 190 e 191, ZD);
  • l'esecutore deve amministrare il patrimonio, fermo restando che una regolare amministrazione comprende anche gli atti di disposizione su singoli beni. Nel periodo in cui svolge le proprie funzioni, l'esecutore testamentario esclude gli eredi dall'amministrazione del patrimonio e dagli atti di disposizione dello stesso;
  • l'esecutore deve garantire che i debiti del dante causa siano pagati, che le condizioni dei legati siano rispettate e che i compiti (oneri) siano adempiuti;
  • l'esecutore deve garantire in termini generali che sia data al testamento esecuzione secondo le modalità volute dal dante causa [v. Prof. K. Zupančič, Prof. V. Žnidaršič Skubic, Dedno pravo (Diritto delle successioni), Uradni list 2009, pagg. 170–171].

In presenza di più esecutori testamentari, questi adempiono i compiti loro affidati congiuntamente, salvo che il dante causa abbia stabilito diversamente (articolo 96, paragrafo 2, ZD). Un esecutore testamentario deve presentare al giudice una relazione sul suo lavoro, avendo titolo di richiedere il rimborso delle spese sostenute e la corresponsione di un compenso per il suo lavoro, da pagarsi attingendo alla quota disponibile del patrimonio mediante decisione giudiziale (articolo 97, ZD).

In caso di mancata nomina di un esecutore testamentario, gli eredi che gestiscono il patrimonio congiuntamente sino alla sua divisione possono affidarne la gestione a un amministratore speciale. Se gli eredi non riescono a raggiungere un accordo in merito alla gestione del patrimonio, il giudice nomina – su richiesta di uno di essi ‑ un amministratore che gestisce il patrimonio per conto di tutti gli eredi o stabilisce le quote di patrimonio che ogni erede è chiamato ad amministrare in proprio (articolo 145, ZD).

10 Quali sono i documenti tipicamente emessi secondo il diritto nazionale durante o alla fine del procedimento successorio che provano lo status e i diritti dei beneficiari? Essi hanno specifici effetti probatori?

Al termine del procedimento successorio il giudice emette una decisione sull'eredità che costituisce una decisione di merito. Tale decisione individua la portata del patrimonio e indica il nominativo degli eredi, dei legatari e delle persone che hanno diritto a ottenere una porzione del patrimonio. In base alla legge sulle successioni, la decisione sull'eredità deve comprendere i seguenti elementi (articolo 214, paragrafo 2):

  1. il cognome e il nome (oltre a ogni precedente cognome) del defunto e il nome di suo padre, la professione del defunto, la data di nascita e la nazionalità e, ove si tratti di una donna coniugata, il suo cognome da nubile;
  2. un prospetto dei beni immobiliari, compresi i dati di iscrizione nel registro immobiliare, e un prospetto dei beni mobili con un rimando all'inventario;
  3. il cognome, il nome, la professione e il luogo di stabile residenza dell'erede, il rapporto tra erede e dante causa, se l'erede stia ereditando in qualità di erede ex lege o sulla base di un testamento e, in presenza di più eredi, le rispettive quote di patrimonio;
  4. se il procedimento diretto a individuare un erede sia stato sospeso;
  5. se il diritto di un erede sia stato sospeso perché il momento opportuno non è ancora giunto o se tale diritto sia stato limitato a un determinato momento, se sia stato sospeso a causa del mancato soddisfacimento di una condizione o se dipenda da una condizione risolutiva o da un'azione che può essere considerata come condizione risolutiva o se sia stato limitato al diritto di usufrutto e chi ne sia il beneficiario;
  6. il cognome, il nome proprio, la professione e il luogo di stabile residenza delle persone che hanno diritto a ottenere il legato, l'usufrutto o ogni altro diritto derivante dal patrimonio, con una precisa descrizione di tale diritto.

La versione di questa pagina nella lingua nazionale è affidata al rispettivo punto di contatto della Rete giudiziaria europea (RGE). Le traduzioni sono effettuate a cura della Commissione europea. È possibile che eventuali modifiche introdotte nell'originale dallo Stato membro non siano state ancora riportate nelle traduzioni. La Commissione europea e l'RGE declinano ogni responsabilità per quanto riguarda le informazioni o i dati contenuti nel presente documento. Per le norme sul diritto d'autore dello Stato membro responsabile di questa pagina, si veda l'avviso legale.

Ultimo aggiornamento: 24/06/2016